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Vergognosi! Nemmeno il numero dei morti è un dato sicuro: il grottesco errore del governo

Fin dall’inizio della pandemia è stato chiaro che questo governo non sapesse che pesci pigliare. La gestione è stata ridicola, le misure messe in campo inefficaci e ogni cosa che poteva andare storta, sono riusciti a farla andare storta. Della trasparenza, poi, nemmeno l’ombra. Ma c’è un punto sul quale è interessante battere dopo l’ennesimo scandalo andato in scena ieri, 3 dicembre. E riguarda i numeri. Sulla questione numeri, infatti, si è discusso a lungo. Da quelli dei tamponi effettuali al numero reale dei positivi, qualcosa sembra sempre non tornare tra le parole del governo e i dati reali. Ieri, si diceva, altro sfondone da parte di Conte e i suoi, e purtroppo stavolta il numero in questione riguarda quello – tragico – dei morti.

Cosa è successo? Il record non era un record. Come spiega Luciana Matarese su HuffingtonPost, “il numero dei morti che ieri avrebbe dovuto diramare il Ministero della Salute insieme a quello dei contagiati, dei tamponi, dei ricoverati e dei guariti, non è quello che ha comunicato. A quel 993, accolto come ‘il più alto di sempre, il più triste’, andrebbe sottratto infatti 128. Riducendo così il totale dei decessi a 865”.

Il picco dei morti – dato allucinante – resta al 27 marzo, quando i decessi registrati furono 969. Ma perché 128? Da dove arriva questo numero? Dalla Lombardia. HuffPost ha verificato, infatti, che la Regione “ieri ha comunicato al Ministero della Salute un numero di morti avvenute ben oltre una settimana fa, ‘il tempo medio cui si riferiscono i dati sui decessi inviati al Ministero della Salute’, spiega una fonte dal Palazzo della Regione presieduta da Attilio Fontana”.

“Ieri dalla Lombardia – confermano – sono stati comunicati al Ministero della Salute 128 decessi che si riferivano a oltre una settimana fa, comunicati dai Comuni”. In particolare, “dei 347 decessi comunicati ieri dalla Regione Lombardia 219 si riferivano agli ultimi sette giorni, come avviene mediamente, 114 a oltre una settimana, 14 a un periodo ancora precedente, più o meno alla fine di ottobre”. I dati, dunque, sono arrivati in ritardo e in ritardo sono stati trasmessi al Ministero.

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