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La solita Germania: dietro il Recovery Fund c’è un piano per fregare di nuovo tutti

Già qualche giorno fa avevamo riportato le dichiarazioni di Guido Salerno Aletta, colto economista tra i più importanti del nostro Paese, il quale illustrava uno scenario assai possibile di qui a breve tempo: “L’Unione Europea è ormai sull’orlo di un’implosione in tre tronconi: uno Euro-mediterraneo, dove ci sarebbe anche l’Italia, uno del Nord germanocentrico e il cosiddetto Gruppo di Visegrad”. Dopo che Conte ha esultato per il piano del “Recovery Fund”, e per l’apertura della Germania, in molti, però, hanno visto in questo passaggio il primo step per l’inizio di quel processo perfettamente illustrato da Salerno Aletta. Come spiega Giuseppe Masala su lantidiplomatico.it, “l’eventuale istituzionalizzazione del Recovery Plan, essendo incastonato all’interno del Bilanco Europeo, riguarda tutti i paesi dell’EU compresi quelli che non aderiscono all’euro. Che sono per la maggior parte (tranne la Svezia) paesi percettori netti della UE, ovvero paesi che prendono una montagna di soldi rispetto a quanto versano, quali la Polonia, l’Ungheria, la Cechia, la Bulgaria, la Romania e la Croazia. Sapete questo che significa?”.

E qui veniamo al dunque: “Significa che la Germania sta massimizzando gli sforzi per salvare questi paesi e che con gli eventuali recovery bond sommati alla possibilità di svalutare la loro moneta usciranno da questa crisi non troppo peggio di come ci sono entrati. Significa in definitiva che la Germania sta dando per perso l’Euro e si sta anche creando quella cintura di satelliti che grazie agli aiuti avranno convenienza a rimanere legati a Berlino”.

Spiega ancora Masala: “Detto solo per inciso significa che si rinchiudono in quello che i geopolitici chiamano “pseudo impero” tedesco. Per come sono messe le cose però è difficile che regga l’asse di Aquisgrana con la Francia. Quindi si tratta di una Germania che sta lavorando per avere la certezza di tenersi tutta la Mitteleuropa, il resto lo considerano difficilmente difendibile. L’euro esisterà fino a quando i paesi mediterranei più la Francia resisteranno a costo di sacrifici sociali enormi. Nel frattempo i tedeschi prenderanno tutto quello che vogliono prendere. Questo è il progetto a mio modo di vedere”.

Anche Salerno Aletta, infatti, ipotizzava: “A livello monetario lo scenario più plausibile è quello di una uscita dall’Eurozona dell’osso tedesco: Germania, Austria, Olanda, e forse Danimarca che ha mantenuto una sua valuta. L’euro attuale rimarrebbe per gli altri Paesi della cintura Atlantica e Mediterranea: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, con la guida della Francia e la partecipazione del Belgio, insieme al Lussemburgo e Malta. Naturalmente, la prima riforma sarebbe quella della Bce, con la nuova sede nel Lussemburgo, al fine di trasformarla in una vera Banca centrale, in termini di obiettivi e di strumenti”. La solita Germania, insomma.

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