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Fca chiede 6 miliardi mentre se ne distribuisce 5,5 in dividendi

Che geni quelli di Fca. E che incompetenti quelli al governo. Questo esecutivo non solo si fa fregare in ogni modo dall’Europa, ma anche dalle “proprie” aziende. E in fatto di fregare l’Italia Fca ha un primato assoluto, a partire dal portare i soldi in Olanda. L’operazione sul maxi-prestito da 6,3 miliardi chiesto da Fiat-Chrysler, con garanzia Sace per l’80% dell’importo e controgaranzia dello Stato, è la ciliegina sulla torta. Fca chiede dunque 6 miliardi allo Stato e nel mentre ne distribuisce 5,5 in dividendi. Lo ha confermato ieri John Elkann, presidente di Exor, la holding di controllo di Fca: l’extra dividendo da 5,5 miliardi per i soci Fca resta, tra cui 126 miliardi destinati agli Agnelli come effetto compensatorio per l’integrazione alla pari con i francesi di Psa.

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E oggi, in un’intervista per Milano Finanza, Elkann dice chiaramente che rinuncia alla garanzia della Sace se ciò comporta il blocco del maxidividendo a seguito di fusione con i francesi. Cosa vuol dire? Che i soldi Fca ce li ha, eccome. Ma li deve distribuire agli azionisti. A questo proposito, viene in mente quanto detto dall’ex capo del centro studi di Bankitalia Pierluigi Ciocca. Sul Manifesto aveva detto di non dare soldi alle medie grandi imprese visto che detengono liquidità per 6,1 trilioni di euro. Hanno 2300 miliardi di euro investiti all’estero in attività finanziarie. Usino quelli, invece di chiederne altri allo Stato.

Peccato, però, che a governare lo Stato ci siano degli incapaci che chinano un’altra volta il capo di fronte all’ex Fiat. Elkann, dal canto suo, ritiene che il dividendo non possa essere oggetto di ricalcolo nonostante gli interrogativi degli analisti, che ieri gli hanno chiesto di eventuali riconsiderazioni. Intesa San Paolo, guidata da Carlo Messina, vista l’entità dell’importo, dovrà approvare il prestito in consiglio di amministrazione. Ma – riporta il Corriere – dovrebbe essere un passaggio formale successivo al decreto attuativo che stenderà il ministero del Tesoro che chiarirà meglio le condizionalità del finanziamento.

Sarebbe almeno legittimo che per la durata del prestito, di tre anni, i soci Fca non si stacchino la cedola. E qui viene il bello, e si scoprono gli altarini della “italianissima” Fca. Spiega ancora il Corriere: “II prestito non viene chiesto dalla capogruppo Fca, con sede fiscale a Londra e legale ad Amsterdam, ma dalla sua controllata italiana che ha presentato gli ultimi tre bilanci in perdita, ha visto azzerarsi i suoi flussi di cassa e deve pagare le fatture alle aziende della componentistica”. Ed ecco qua come si frega un’altra volta l’Italia.

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