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“Facciamolo circolare o si bloccano gli ospedali”. La bomba dell’infettivologo scatena la polemica

Pubblicato il 09/07/2022 12:50

Il virus va lasciato circolare, senza imporre restrizioni alle abitudini dei cittadini. A dirlo è l’infettivologo Pierluigi Viale, direttore delle Malattie infettive del Sant’Orsola, che attraverso le pagine di Repubblica ha puntato il dito contro l’esecutivo Draghi e la linea adottata nella lotta al Covid: “Il virus non è più quello del 2020, ora va lasciato circolare. Invece il governo non si muove nel cambiare le norme e questo sta paralizzando di nuovo gli ospedali”.

“Bisogna accettare la realtà – ha spiegato Viale – e arrivare a convivere con un virus che si è così bene adattato all’uomo che non se ne andrà più. Siamo oramai a un milione di casi al giorno, se consideriamo anche chi non dichiara di essere positivo, avremo due terzi dell’Italia infettata a fine mese e non ha più senso continuare a isolare la gente. Il virus sta infettando la popolazione senza creare casi gravi, ma noi nel giro di 15 giorni diventeremo matti a trovare posti letto per chi ha tutt’altro che il Covid. Dunque lasciamolo andare perché fortunatamente di questa variante di Covid non si muore: ormai è solo concausa di mortalità nelle persone fragili. Semmai, rischi perché non trovi posto in ospedale: è questo che vogliamo?”.

Viale si è detto d’accordo con la direttrice del Sant’Orsola Chiara Gibertoni, che ha proposto di eliminare i tamponi ai pazienti asintomatici ricoverati: “Ora se arrivi in ospedale per una colica renale, e per caso scopri che sei positivo, entri in un tunnel senza uscita. Le regole vanno cambiate. Ma non posso deciderlo io e nemmeno la Gibertoni o l’assessore Donini: è il governo che deve muoversi aggiornando le misure. L’attenzione va data nei reparti degli immunodepressi. Per il resto è meglio rischiare di prendersi il Covid, con le stesse probabilità di prenderlo fuori, o essere mandati a casa perché l’ortopedia è chiusa e dunque slitta di tre mesi l’operazione a un’anca? Non ha più senso poi dimettere i pazienti solo quando si sono negativizzati, perché nel frattempo occupano un posto utile ad altri, mentre se stanno già bene potrebbero gestire l’attesa a casa”.

Ha ancora senso fare i tamponi? Secondo l’infettivologo “solo quando si è sintomatici, quando cioè si ha un raffreddore o un’infezione alle vie respiratorie. E vanno bene anche i test fai da te. L’importante è dichiararlo. Dunque: test precoci ai sintomatici e cure a casa con gli antivirali che permettono di negativizzarsi in due giorni. Ne abbiamo in grandi quantità, prima si usavano per evitare di intasare gli ospedali, ora con questo virus, dovremmo prescriverli per permettere alle persone di uscire prima dalla positività”.

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