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La Brexit è stata un affare. Ecco quanto ci ha guadagnato il Regno Unito dall’addio all’Europa

Pubblicato il 11/05/2022 10:28

Parlavano di Apocalisse, dicevano che sarebbe stata la fine, che senza Europa si muore. Eppure la Gran Bretagna sta dimostrando l’esatto contrario. Anzi, ci sta solo guadagnando dall’essersi liberata dalla zavorra Ue. Mutui con tassi d’interesse più bassi, una ricetta su misura per l’immigrazione, la sterlina stabile, un’economia che tiene botta (nonostante tutto), una strategia di uscita dalla pandemia invidiabile. A mandare una fotografia da Londra raccontando il successo della Brexit è Erica Orsini, con un articolo su Panorama dal titolo emblematico: “Dire addio all’Europa ha i suoi vantaggi”. Scrive Orsini: “Il Regno Unito ha saputo trarre immediati e significativi vantaggi dal taglio del cordone ombelicale con un’Unione in cui non si era mai trovato a proprio agio, tanto da non averne voluto adottare la comune moneta. «I benefici della Brexit continuano…» ha twittato deliziato il 29 aprile il neo ministro per le opportunità della Brexit, Jacob Ree-Mogg, commentando l’intenzione espressa dalla Banca d’Inghilterra di concedere mutui a basso tasso d’interesse a milioni di cittadini”. (Continua a leggere dopo la foto)

Una promessa resa possibile dalla decisione del governo britannico di sganciarsi dall’intrico di regole tanto care a Bruxelles che di fatto impediscono, soprattutto alle banche di medie e piccole dimensioni, di offrire tassi agevolati ai propri clienti. Scrive Panorama: “Una nuova normativa consentirà infatti agli istituti di credito di poter effettuare alcune modifiche «tecniche», lasciandole nelle mani di esperti del settore anziché ai burocrati della politica. Un approccio molto più pragmatico, «un modo di fare le regole più britannico, con una legislazione meno puntigliosa e più spazio di manovra, in modo da mantenere e sviluppare una regolamentazione dinamica e coerente», lo ha definito Sam Woods, a capo del Pra (Prudential regulation authority), l’organismo che detta le regole finanziarie per la City”. Liberarsi dalle pastoie continentali e riprendere il controllo del proprio Paese è sempre stato il manifesto del distacco così pervicacemente voluto da Boris Johnson e dai suoi “leavers”. (Continua a leggere dopo la foto)

E che dire della pandemia? “La campagna vaccinale – partita in anticipo proprio perché non ha dovuto attendere il via libera dell’ente regolatore europeo – è stato il primo fiore all’occhiello della Brexit ed è rimasto l’unico per tutti i due anni della pandemia, visto che il virus aveva paralizzato anche le trattative tra le due parti. In quel periodo i fan europeisti si fregavano le mani nel vedere la City svuotarsi a causa del lockdown, prevedendo la sua caduta sotto il peso del doppio effetto Brexit + Covid. Eppure, finora hanno dovuto ricredersi. Londra è rimasta il cuore della finanza mondiale. Secondo il rapporto EY Brexit Tracker, delle previste 12.500 partenze dalla City se ne sono concretizzate soltanto 7 mila. La maggior parte dei trasferimenti di personale del settore finanziario ha puntato su Parigi, Francoforte e Dublino. Milano ha raccolto le briciole”. Ma l’Italia è tanto affezionata a questa Europa in cui ha tutto da perdere…(Continua a leggere dopo la foto)

Anche le previsioni delle varie società di consulenza sulle possibili perdite di posti di lavoro sono state smentite. “Durante la pandemia la fuga dalla città è stata temporanea e virtuale poiché le banche sono riuscite a organizzarsi lasciando operare i propri dipendenti da remoto. E adesso che il Paese sta tornando alla normalità la capitale vive l’ennesimo boom immobiliare, anche se le zone più ricercate sono diverse da quelle del periodo precedente al Covid. Ancora una volta gli inglesi sono riusciti a giocare d’anticipo, inventandosi nuovi modelli occupazionali, grazie a un’alta flessibilità del mercato del lavoro. A breve, proprio nel Regno Unito, partirà persino un progetto sperimentale di una settimana lavorativa di soli quattro giorni a stipendio pieno, che intende dimostrare l’aumento della produttività delle persone al decrescere delle ore di lavoro”. (Continua a leggere dopo la foto)

Per ora, inoltre, va segnalato anche che l’uscita dall’Ue non ha causato danni significativi alle esportazioni, come rileva lo studio effettuato dall’Osservatorio indipendente Uk in a Changing Europe. Il debito pubblico inglese calcolato a fine 2021 si riconferma più basso della media dei Paesi del G7. Con l’Europa i ministri di Johnson dovranno invece risolvere il nodo del Protocollo irlandese, se vogliono che l’addio all’Unione si completi. “Per fronteggiare l’aumento del costo della vita il Regno Unito ha posticipato per la quarta volta i controlli sulle importazioni di merci europee, ma le tensioni nell’Irlanda del Nord permangono”. L’Italia, invece di cedere ancora una volta alla narrazione a senso unico, guardi alla Gran Bretagna come un esempio.

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