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Ecco perché i Pronto Soccorso sono pieni e le liste d’attesa infinite. Tutto è iniziato con i sanitari sospesi

Pubblicato il 08/08/2022 19:53

Sarà una fine estate particolarmente difficile per gli ospedali d’Italia. Stavolta non per la crisi dei posti letto a causa del Covid, ma per le assenze dei medici contagiati di quelli che non reggono più il troppo stress. Sommando anche l’ulteriore riduzione degli organici a causa delle ferie, saltano oltre 2 milioni di giornate di lavoro, riducendo della metà le prestazioni erogate. Si andrà così ad allungare ulteriormente le liste d’attesa, già gonfiate dalle due ondate di Omicron. A rilevarlo è un’indagine condotta per La Stampa dall’Anaao, il principale sindacato dei camici bianchi ospedalieri.
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Isolamento e ferie accentuano la crisi del personale sanitario

I dottori messi fuori combattimento dal virus sono più di quanto ci si potesse immaginare: nella settimana dal 21 al 28 luglio se ne sono contati 2.605, tutti obbligati a tenersi lontani dal lavoro per almeno una settimana dalla diagnosi. «Se proiettiamo questo dato su un range di tempo mensile – si legge nello studio – arriviamo a una stima di 11.536 medici in malattia a luglio per almeno sette giorni (durata minima dell’isolamento)». Se teniamo conto del fatto che i medici dipendenti dal Sistema Sanitario Nazionale sono in totale 114.142, «ciò vuol dire che più di uno su 10 ha contratto il Covid durante questo periodo, mettendo in ginocchio, per la conseguente astensione dal lavoro, interi reparti già sotto organico. Costringendo a richiamare dalle ferie estive centinaia di colleghi per garantire ai cittadini i servizi essenziali, specie nel settore della emergenza-urgenza, producendo un turbinio di ordini di servizio per dirottare personale a coprire i buchi da un reparto all’altro», sottolinea l’Anaao.
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A causa delle ferie si dimezzerà il servizio

Ma non è tutto. Ad aggravare la situazione, infatti, ci sono poi le ferie estive. Già a maggio i dottori avevano accumulato ben 5 milioni di giornate complessive di ferie arretrate. In media 50 giorni a medico, con uno su quattro che arriva a 80 giorni. Secondo le stime dell’Anaao, la somma complessiva delle giornate di ferie accumulate equivale ad un calo delle prestazioni stimato intorno al 50%, con picchi maggiori al Sud, dove le carenze di organico e letti sono ancora più marcate. «Il maggiore impatto – spiega Pierino Di Silverio, da poco più di due mesi alla guida del sindacato – riguarda il percorso di diagnosi e cura delle patologie cardiovascolari ed oncologiche, per riconversione di reparti adibiti al ricovero dei pazienti da Covid-19, per la sospensione delle attività ambulatoriali su prenotazione e con il pressoché azzeramento dell’offerta clinica-chirurgica ordinaria. Inoltre, il totale utilizzo del personale sanitario, afferente ai servizi di igiene e sanità pubblica nel monitoraggio e gestione delle quarantene, ha azzerato l’organizzazione ed esecuzione degli screening oncologici per la diagnosi tumorale precoce».
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La pandemia tumorale post-Covid

Lo conferma anche l’European Cancer Organization, secondo il quale l’Italia subirà una «pandemia tumorale post-Covid» a causa delle decine di migliaia di mancate diagnosi tumorali precoci e degli interventi chirurgici e delle cure chemioterapiche saltati. «Infine – spiega ancora Di Silverio – il necessario recupero dell’attività diagnostica messa in seconda fila per il susseguirsi delle ondate epidemiche avrà come prima conseguenza un ulteriore aumento delle liste d’attesa, con importanti ripercussioni non solo sulla diagnosi e sul follow-up di malattie metaboliche, prime tra tutte il diabete mellito, ma soprattutto sulla gestione e monitoraggio dei pazienti geriatrici».
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Medici sempre più stressati e in difficoltà

Per cercare di recuperare l’enorme massa di ricoveri, visite ed accertamenti salatati questa estate, si dovrà chiedere un ulteriore sforzo ai medici ed ai sanitari, con il rischio di accentuarne stress e fuga dal Snn. Sempre secondo l’Anaao, dal 2019 al 2024 tra pensionamenti e auto-licenziamenti ci ritroveremo con 40 mila medici in meno. E quelli che restano sono sempre più stressati. Una indagine dell’Istituto Piepoli, ad aprile, aveva registrato oltre 15 mila dottori con diagnosi certa di “burnout”, ovvero una forma grave di esaurimento che nel campione preso in esame ha generato depressione nel 20,5% dei casi e stati d’ansia nel 25,8% dei nostri medici. «Siamo esausti e in numero insufficiente a garantire risposte alla domanda di salute dei cittadini. La situazione degli ospedali è senza precedenti, siamo arrivati a un punto di non ritorno», dichiara senza giri di parola Di Silverio.
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Il nuovo governo dovrà intervenire subito

Se l’estate sarà difficile allora l’autunno sarà anche peggiore per la Sanità, con probabilissimi scioperi nel bel mezzo di una plausibile nuova ondata Covid. Starà al nuovo governo accogliere almeno le principali richieste della categoria: assumere personale a condizioni di lavoro e retributive più adeguate, aumentare i posti letto, stanziare ulteriori risorse per il nuovo contratto e consentire l’utilizzo degli specializzandi prima di quanto avvenga oggi. Altra cosa fondamentale sarà quella di disporre l’immediato reintegro di tutti i sanitari sospesi, a maggior ragione in una situazione simile. Fare diversamente sarebbe a dir poco paradossale, compiendo un vero e proprio suicido del Sistema Sanitario Nazionale.

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