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Scioglimento e commissariamento, Ordine dei medici Roma nella bufera per il caso Barbaro. Interviene la Procura

Pubblicato il 02/07/2022 11:55 - Aggiornato il 03/08/2022 13:54

Scoppia la bomba nell’Ordine dei medici di Roma che ora rischia lo scioglimento e il commissariamento dopo che l’Associazione Avvocatura Degli Operatori Sanitari e Socio-Sanitari (AADOSS) gemella dell’Associazione Avvocatura Degli Infermieri (AADI) ha presentato esplicita richiesta tramite istanza. Il 9 giugno scorso era scoppiata una bagarre tra i membri della Commissione disciplinare che hanno discusso animatamente per votare la colpa o la discolpa dell’imputato dottor Giuseppe Barbaro, responsabile del dipartimento sanità di Italexit, messo sotto accusa dall’Ordine per aver prescritto esami prevaccinali ai suoi pazienti, grazie ai quali alcuni di loro, proprio in virtù dei risultati emersi da tali esami, avevano ottenuto l’esenzione dalla vaccinazione contro il Covid e quindi, probabilmente, si sono salvati la vita. Durante la seduta, la dott.ssa Marina Di Fonso, consigliere dell’Ordine dei Medici, non si è allineata e ha fatto sapere ai propri colleghi e soprattutto al Presidente Dott. Maggi che la memoria difensiva depositata e sostenuta dall’AADOSS era puntuale e convincente, soprattutto sul piano del diritto sanitario e sulla libertà scientifica. Da qui il terremoto. (Continua a leggere dopo la foto)

Come ricorda Eventi Avversi, alla Di Fonso e a Di Fresco in corso di udienza sono stati addirittura prelevati i rispettivi cellulari, ma la dottoressa Di Fonso è riuscita comunque a registrare le minacce e le pressioni ricevute con un altro dispositivo (è legale). Dopodiché è stata espulsa perché era ormai chiaro che il suo voto avrebbe fatto arrabbiare qualcuno molto in alto. La Commissione ha quindi poi deliberato la sospensione di Barbaro in aperta violazione di legge perché nessun votante, in ossequio ai principi di imparzialità, deve essere influenzato o intimidito durante la formazione del suo giudizio e la Di Fonso non solo è stata minacciata, ma è stata anche espulsa. Di Fresco nell’istanza cautelare diretta all’organo supremo degli Ordini (la CEEPS) ha inoltre lamentato che la Commissione di Roma non ha mai consegnato a Barbaro il verbale, come invece stabilisce la legge, proprio perché non figurerebbe la firma della Di Fonso, obbligatoria per legge, pena l’annullamento dell’intera procedura. Ora è tutto al vaglio della Procura della Repubblica che ha in esame la registrazione di quanto è avvenuto per i reati di violenza privata e interruzione di pubblico servizio (il consigliere dell’Ordine quando partecipa all’audizione disciplinare e vota è pubblico ufficiale)”. (Continua a leggere dopo la foto)

In virtù di quanto accaduto, e anche grazie al materiale raccolto dalla Di Fonso durante quella vergognosa seduta in cui è successo di tutto, Barbaro ha presentato la denuncia-querela preparata da Di Fresco nella quale imputa a 4 consiglieri dell’Ordine reati di concussione, corruzione e abuso d’ufficio, chiedendo la costituzione di parte civile. Sulla scorta di quanto accaduto, l’AADOSS – come si diceva in apertura – ha presentato istanza di Commissariamento dell’Ordine che, così parziale e orientato verso i diktat governativi, non potrà garantire oltremodo la legalità e la correttezza che la legge richiede per il suo buon funzionamento (art. 97 Cost.) Il legale del dott. Barbaro non solo ha contestato la validità della procedura in sé, ovvero il fatto ad esempio che la memoria difensiva non sia mai stata riconsegnata al suo assistito presumibilmente perché senza la firma della Dott.ssa Di Fonso e quindi invalidante la sospensione, ma ha contestato anche le minacce e le intimidazioni cui é stata sottoposta la Dott.ssa Di Fonso, ricordando che in tal sede ella, come gli altri, é pubblico ufficiale con tutto ciò che ne consegue. (Continua a leggere dopo la foto)

Il legale Di Fresco lamenta di come un organo che dovrebbe fare il proprio lavoro in totale buona fede ed imparzialità, sempre nell’interesse del cittadino, ed a tutela della salute pubblica ed in nome della legalità, invece “(…)debba sciogliersi in quanto divenuto ormai mero braccio armato del governo per l’evidente interpretazione politica del codice deontologico (…)”. Viene da chiedersi quante altre volte decisioni come queste siano state prese con lo stesso identico iter: intimidazioni, minacce, parzialità, voti concordati, compiacenza, nel silenzio e nell’omertà generale. Ora si attendono gli sviluppi.

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