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Dopo Aspi, anche Moby si gode le concessioni-regalo dello Stato italiano

Mentre Conte e gli esponenti giallorossi continuano a rivendicare un accordo, quello con i Benetton, tutt’altro che svantaggioso in realtà per gli imprenditori trevigiani, c’è chi continua a spellarsi le mani a varie latitudini dello Stivale per le concessioni elargite in passato dai governi italiani e mai messe in discussione col passare degli anni. Un microcosmo, neanche troppo micro, che fa gridare allo scandalo. Con l’esecutivo guidato dall’Avvocato del Popolo che ha optato per un pugno estremamente morbido, molto più di quello (pure tenero) mostrato ad Aspi.

Dopo Aspi, anche Moby si gode le concessioni-regalo dello Stato italiano

Tra i fortunati c’è ad esempio Cin, la controllata da Moby che gestisce la continuità territoriale marittima in convenzione con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un business da 73 milioni di euro l’anno per un gruppo da tempo in crisi finanziaria e che ha di recente presentato domanda di ristrutturazione dei debiti al Tribunale di Milano. La società ha acquistato nel 2012 gli asset dell’ex compagnia di bandiera Tirrenia ed è morosa per 120 milioni, ricorda il Fatto Quotidiano, verso la stessa Tirrenia in Amministrazione Straordinaria, alla quale deve ancora versare 60 milioni. Nonostante questo, nel 2018 Cin è stata svuotata a favore di Moby di 85 milioni tra dividendi e riserva. Il tutto, ovviamente, senza che il ministero dello Sviluppo Economico muovesse un dito.

Dopo Aspi, anche Moby si gode le concessioni-regalo dello Stato italiano

Non solo: quando negli scorsi mesi Tirrenia ha ottenuto il sequestro dei conti correnti, Mise e Ministero delle Infrastrutture hanno ceduto al ricatto della Cin, che minacciava l’interruzione dei servizi, imponendo di rinunciare all’esecuzione accontentandosi del riconoscimento del debito e dell’ipoteca sulle navi della flotta. Il tutto mentre la concessione alla società controllata da Moby, che rientra nel gruppo armatoriale di Vincenzo Onorato, veniva nel frattempo prolungata fino al febbraio 2021.

Dopo Aspi, anche Moby si gode le concessioni-regalo dello Stato italiano

La situazione è ormai paradossale: affinché banche, obbligazionisti e fornitori possano essere ripagati, lo Stato deve rinunciare a una parte dei 180 milioni che gli spettano. In caso contrario, si va verso il fallimento o un pagamento parziale dei soli creditori privilegiati, con gli altri che rischiano di rimanere invece a bocca asciutta. Rinunciare a quanto pattuito, insomma, per tutelare almeno gli altri soggetti che aspettano ancora di vedere i propri soldi. Oppure dare il là a un lungo procedimento che rischia di portare in cassa comunque pochi spicci. Davvero un affare, queste concessioni. Non c’è che dire.

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