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Imu, Tosap e Tari, il Decreto è una jungla: poveri commercianti. Solo fuffa

Poche idee ma ben confuse, dice un detto ironico. Ed è la sintesi perfetta del nuovo sedicente “Decreto Rilancio” varato dal governo. Cosa ci sia scritto dentro, è materia oscura. Nessuno pare capirci nulla, nemmeno quelli che lo hanno scritto. Figuriamoci i poveri piccoli commercianti che ora devono farci i conti con quelle norme che stavano aspettando come una manna dal cielo per poter ripartire. Le speranze, però, sono state disattese. Pasquale Mirto e Gianni Trovati hanno provato su Il Sole 24 Ore a fare qualche chiarimento: “Rispetto alle intenzioni fatte filtrare dal governo nel lungo periodo di gestazione del decreto anticrisi, il provvedimento approvato dal consiglio dei ministri di mercoledì ha scelto una strada ‘minimalista’ sui tributi locali. L’idea iniziale di una moratoria generalizzata su sanzioni e interessi per Imu, Tari e per le altre entrate comunali è stata accantonata. Gli interventi statali sono quindi ridotti al minimo”.

Ai singoli enti è lasciata però un’ampia autonomia di intervento: a patto di sapersi districare fra i problemi finanziari e gli intralci normativi che caratterizzano una materia sempre più caotica. Spiega Il Sole: “Sull’acconto Imu del 16 giugno, che vale circa 10 miliardi, il governo si limita a cancellare la rata per alberghi e strutture turistiche solo quando proprietario e gestore coincidono. E il resto? Tocca ai Comuni, che possono spostare la rata anche se è fissata dalla legge. Perché la legge contempla anche l’ipotesi di proroghe locali ‘in situazioni particolari’. E un blocco economico da pandemia lo è. Facile, no? Fino a un certo punto. Perché la norma dà ai regolamenti locali la possibilità di prevedere la proroga. Se il regolamento non lo prevede, può intervenire una delibera da approvare in consiglio comunale. Altrimenti basta la giunta. Che si deve però rivolgere al consiglio se preferisce una sospensione temporanea di interessi e sanzioni”. Chi ci capisci è bravo. Si salvi chi può.

Capitolo “suolo pubblico”, altra rogna. “Negli grovigli normativi del fisco locale finisce per inciampare lo stesso legislatore. Sta accadendo con gli sconti sulla tassa e sul canone per il suolo pubblico necessario a bar, ristoranti e locali pubblici in genere per rispettare il distanziamento sociale”. Il testo è un guazzabuglio, “già l’inizio è sfortunato, perché richiama una norma inesistente: l’articolo 1, comma 3-quater del D1162/2019. Probabilmente il riferimento voleva puntare all’articolo 4 dello stesso DI, scritto per correggere l’abolizione integrale della Tosap ‘sfuggita’ al governo nell’ultima manovra. Ma questo è solo l’inizio. La bozza esonera tutte le occupazioni di suolo pubblico, e non solo quelle extra, ‘fino al 31 ottobre 2020’. A partire da quando? Nel silenzio del testo, si dovrebbe risalire al 1 gennaio 2020: ipotesi che comporterebbe il diritto al rimborso delle tasse o dei canoni già pagati, e una pioggia di contensiosi con i Comuni. Il comma 2 sioccupa (finalmente) degli ampliamenti delle superfici già concesse, prevede una semplificazione della domanda (esente anche da imposta di bollo) ma non specifica se questi spazi extra sono esenti dalla Tosap/Cosap. Proprio questo è l’obiettivo della norma: ma nel fisco valgono i testi, non le dichiarazioni”. Amen.

E la Tari? “Sulla tariffa rifiuti il decretone tace, nonostante la richiesta di Arera di finanziare con almeno 400 milioni gli sconti previsti per le attività commerciali bloccate dal lockdown. La stessa Autorità, che disciplina il metodo tariffario, ha infatti introdotto una regola che impone di ridurre la quota variabile in proporzione ai giorni di chiusura imposti per legge e suggerisce sconti analoghi per chi ha chiuso per scelta e non per obbligo. Nel primo caso i Comuni dovrebbero individuare il periodo di chiusura utenza per utenza (come?), nel secondo sarebbero gli utenti ad autocertificare il tutto. Ma senza fondi aggiuntivi gli sconti rischiano di aumentare le bollette degli altri utenti, per garantire la ‘copertura integrale dei costi’ imposta dalle regole”.

In sintesi: Quali categorie ottengono dal decreto la sospensione dell’acconto Imu? “L’acconto Imu è cancellato solo per alberghi e strutture turistiche, a patto che proprietario e gestore coincidano. Negli altri casi la decisione è lasciata ai singoli Comuni, che possono decidere regole e scadenze diverse caso per caso”. Le nuove occupazioni di suolo pubblico per bar, ristoranti ed esercizi pubblici sono esentati da tasse e canoni? “La norma non è chiara. Sembra prevedere un’esenzione generalizzata, non solo per i nuovi spazi, dal 1 gennaio scorso (quindi con diritto di rimborso). Per le nuove occupazioni cita solo le semplificazioni procedurali”.

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