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10mila pagine di provvedimenti in 8 mesi di Covid: risultati? Zero. Ecco il governo Conte

Mentre il governo si prepara a varare l’ennesimo Dpcm dell’era Covid, e mentre cresce la rabbia social di un Paese che si sente impoverito e per nulla aiutato, emerge un dato che la dice lunga su come sia stata gestita questa pandemia. In 8 mesi, Conte e i suoi non sono riusciti ad aiutare le imprese, i ristoratori, le partite Iva, ma sono riusciti nella straordinaria impresa di scrivere 10mila pagine – sì, avete letto bene 10mila – di provvedimenti i cui risultati, in fin dei conti, lasciano molto a desiderare. Burocrazia su burocrazia, in un momento in cui invece serviva premere sull’acceleratore, bypassare, snellire.

Nella regolamentazione del mercato del lavoro, dunque, sono stati pubblicati più di diecimila pagine di provvedimenti racchiusi in circa 250 documenti ufficiali. Dalla fotografia normativa e dalla prassi di riferimento prodotta dagli enti competenti per fronte dell’emergenza Covid emerge un quadro confuso per farraginosità e complicazione. Come analizza Andrea Garantola su Open, “un mosaico impietoso per i cittadini e per tutti gli operatori del diritto e addetti ai lavori che si trovano di fronte ad una confusione normativa in un momento dove chiarezza e semplicità sarebbero necessarie per attenuare le conseguenze negative dell’emergenza sull’economia e l’occupazione”.

“Non è possibile – sentenzia giustamente Garantola – chiedere al cittadino e alle imprese di districarsi nel groviglio di commi e rimandi contenuti nei diversi DPCM, decreti legge, leggi di conversione, ordinanze regionali, ordinanze comunali, circolari che si sono succeduti dai primi di marzo ad oggi. La proliferazione di regole e leggi ha creato un sistema giuridico fin troppo complesso, con disposizioni non coordinate e addirittura sovrapposte senza alcuna ragione logica e giuridica“.

E ancora: “La conseguenza è l’avvicendarsi di continui interventi interpretativi da parte delle autorità competenti per colmare le lacune normative, ma a volte la pezza è peggio del buco, come accaduto con la cassa integrazione in deroga e le diverse interpretazioni fornite dalla circolare Inps e gli accordi quadro delle Regioni. Mai come ora – conclude Garantola – abbiamo bisogno di regole semplici, provenienti da fonti solide e che siano comprensibili da tutti, per evitare il collasso del diritto dell’emergenza”. Nemmeno il Covid è riuscito a fermare la burocrazia.

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