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Promesse, rinvii ma zero soluzioni: così il governo rischia di lasciar morire le partite Iva

Pubblicato il 24/03/2020 12:08

Promesse che non si sa ancora se e quando saranno mantenute, quelle fatte al popolo italiano delle partite Iva. Che nel frattempo, dopo aver chiuso le rispettive attività lavorative a causa dell’emergenza coronavirus, si ritroverà a fine mese a dover regolarmente pagare affitti e bollette senza nel frattempo aver intascato un euro. Le manovre di Conte, al momento, si limitano a soluzioni per niente decisive, come il rinvio del pagamento delle tasse di questi mesi al 30 giugno. Con quali soldi, visto che nessuno o quasi nel frattempo sta lavorando, resta un mistero non troppo glorioso. Il tutto mentre le persone, bloccate a casa, rischiano di indebitarsi per far fronte a un’emergenza che non sembra destinata a rientrare in tempi brevi.

Promesse, rinvii ma zero soluzioni: così il governo rischia di lasciar morire le partite Iva

Un discorso più o meno analogo è quello che riguarda i mutui bancari, alleggeriti da un rinvio dei pagamenti senza però trovare una soluzione per togliere lo zero dalla casella “entrate”. Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, lo aveva d’altronde chiarito fin da subito: “La proroga dei versamenti scaduti il 16 marzo e degli adempimenti fiscali e contributivi è un provvedimento tardivo e che non impedirà un’eventuale crisi di liquidità da parte di professionisti, aziende e lavoratori dipendenti”. Più chiaro di così. E d’altronde i numeri parlano chiaro: stime alla mano, oltre 4 milioni di lavoratori autonomi rischiano di perdere 9 miliardi di euro.

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Senza stipendio, sopravvivere è difficile, se non impossibile. E non basteranno certo i 600 euro promessi da Conte per sopperire alle difficoltà incontrate dalle famiglie italiane nel mese di marzo, e che i cittadini vedranno in tasca chissà quando. Con un ulteriore mancanza: i sindacati hanno infatti segnalato che il provvedimento taglierà fuori tante persone, quelle che rientrano nella categoria di lavoratori autonomi senza la copertura delle professioni ordinistiche, nemmeno nominati negli ultimi decreti dell’esecutivo. Gli stessi sindacati che segnalano come alcuni settori particolarmente colpiti dal lockdown totale, come il turismo e lo sport, avranno bisogno di investimenti molto più ingenti per poter rialzare la testa una volta che tutto sarà alle spalle.

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Gli sforzi del Cara Italia, allora, non possono che sembrare poca cosa. Così come non basta certo l’annuncio della sospensione del Patto di Stabilità, di fronte a un’Europa che continua a scambiare solidarietà per carità e a legare eventuali aiuti massicci a condizioni ben precise, ignorando la gravità della nostra situazione. Agli italiani bisognerebbe far capire, in modo chiaro e tondo, se e quanto queste iniezioni di liquidità andranno in loro soccorso. Non si può pensare che dormano sonni tranquilli grazie al solo rinvio di obblighi fiscali e pagamento dei mutui. Servono risposte vere, serie. Perché purtroppo seria, serissima, è la crisi che ha colpito il nostro Paese.

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