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“C’è un limite alla decenza?” La surreale campagna elettorale di “Giuseppi” Conte

Pubblicato il 12/09/2022 08:47

La prima cosa che viene da pensare e dire è: “Ma davvero? Lo ha scritto e postato davvero?”. Ebbene sì, l’ex premier Giuseppe Conte si piazza ancora una volta al primo posto della particolarissima gara del “Non c’è mai limite al peggio”. Temendo di essere scalzato dal grandino più alto del podio dagli altri leader politici, ha piazzato subito il colpo che gli assicurasse il primato. Tenetevi forte perché questa è bella. Il giorno 4 settembre appare un post sulla pagina ufficiale del Movimento 5 Stelle. Il titolo è emblematico: “Limiti alla decretazione d’urgenza”, e in bella vista il faccione di Conte. Uno potrebbe giustamente interpretarlo al contrario il post, cioè che la faccia di Conte – leader dei Dpcm liberticidi – dovesse fungere da monito, ossia “mai più come lui”, e invece no, loro fanno sul serio. Il post, come era inevitabile, si è rivelato un boomerang clamoroso. (Continua a leggere dopo la foto)

Sotto, infatti, è un diluvio di insulti e di “ma davvero?”, “proprio voi?”, “proprio Conte?”, “ma ve li ricordate i Dpcm?”. Ebbene sì. Il testo del post è tutto da ridere. Scrivono i grillini: “Il Parlamento, quale organo detentore del potere legislativo, sta assistendo ad un progressivo depauperamento delle sue prerogative a vantaggio del Governo, che agisce abusando, sia in termini quantitativi sia in termini contenutistici, dello strumento del ‘decreto legge’. Bisogna ritornare a rispettare la Costituzione e quindi il dettato della reale necessità e urgenza e il dovere di inserire nei decreti solo contenuti omogenei tra loro. Inoltre bisogna garantire a entrambe le Camere il tempo necessario per esaminare e modificare i decreti del governo”. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude il post del M5S: “Ma è importante anche pensare ad alternative valide rispetto al decreto legge, che non mortifichino il Parlamento: proponiamo che il governo ottenga una corsia preferenziale in Parlamento per l’esame dei disegni di legge (uno strumento legislativo che non mortifica il Parlamento) di sua iniziativa”. Bene, ma quanti Dpcm ha fatto Conte? Chi è che ha varato i lockdown? Basta pescare un vecchio articolo di Money.it per rendersene conto: “Dpcm, decreti-legge, proroghe dello stato di emergenza e scostamenti di bilancio: il governo guidato dal premier dimissionario Giuseppe Conte ha raggiunto una cifra record”. Escludendo i provvedimenti non inerenti al Covid-19, si tratta di 19 Dpcm, 22 decreti legge e 5 scostamenti di bilancio, senza contare la proclamazione dello stato di emergenza (a cui sono seguite 3 proroghe), il protocollo Cei e le ordinanze del Ministero della Salute, difficili da quantificare. (Continua a leggere dopo la foto)

Numeri mai visti prima. “Tutto è iniziato il 31 gennaio 2020 quando, a seguito dell’intervento dell’OMS, l’ex presidente del Consiglio ha proclamato lo stato di emergenza, mettendo in atto le prime misure di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale. Allora nessuno poteva immaginare che sarebbero state necessarie ben tre proroghe: la prima fino al 15 ottobre, deliberata il 29 luglio 2020; la seconda fino al 31 gennaio 2021, deliberata il 7 ottobre 2020; la terza fino al 30 aprile 2021, deliberata il 13 gennaio 2021”. Passiamo al conteggio dei Dpcm, strumento normativo sconosciuto ai più che ha acquisito fama durante l’emergenza sanitaria provocando aspre critiche da parte dell’opposizione. “I decreti ministeriali del Presidente del consiglio Conte sono stati 19 (a cui si aggiungono i decreti di proroga), l’ultimo dei quali resterà in vigore fino al 5 marzo 2021”. (Continua a leggere dopo la foto)

Riportiamo, per rinfrescare la memoria la Movimento 5Stelle e a Conte l’elenco completo dei Dpcm: “Dpcm 23 febbraio 2020 per i comuni delle Regioni Lombardia e Veneto interessati dalle misure di contenimento del contagio da Coronavirus.
Dpcm 25 febbraio 2020, con il quale si limita lo svolgimento delle manifestazioni sportive, delle attività scolastiche e vengono stabilite nuove regole e di prevenzione sanitaria presso gli Istituti penitenziari, modalità di accesso agli esami di guida e organizzazione di attività culturali e turismo.
Dpcm 1° marzo 2020 che recepisce e proroga alcune delle misure già adottate per il contenimento e la gestione dell’emergenza e introduce nuove misure uguali in tutto il territorio nazionale.
Dpcm 4 marzo 2020 recante ulteriori misure per il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID.
Dpcm 8 marzo 2020 che prevede, in attuazione del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, ulteriori misure per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 su tutto il territorio nazionale.
Dpcm 11 marzo 2020 che segna la chiusura di tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, ad eccezione di negozi di generi alimentari, di prima necessità, delle farmacie e delle parafarmacie.
Dpcm 22 marzo 2020 con la chiusura delle attività produttive non essenziali o strategiche. Aperti alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali (modificato con DPCM del 25 marzo 2020).
Dpcm 28 marzo 2020 che anticipa l’erogazione di 4,3 miliardi del fondo di solidarietà comunale e rende disponibili altri 400 milioni di euro per la solidarietà alimentare.
Dpcm 1 aprile 2020 con la proroga fino al 13 aprile delle misure in vigore.
Dpcm 26 aprile 2020 segna l’ingresso nella “fase 2”.
Dpcm 16 maggio 2020 in vigore dal 18 maggio.
Dpcm 11 giugno 2020 che autorizza la ripresa di ulteriori attività dal 15 giugno tra cui: centri estivi per i bambini, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, così come le attività di centri benessere, centri termali, culturali e centri sociali. Riprendono gli spettacoli aperti al pubblico, le sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto ma con alcune cautele/precauzioni (mascherina e distanziamento).
Dpcm 14 luglio 2020 che proroga al 31 luglio 2020 le misure del Dpcm 11 giugno 2020.
Dpcm 7 agosto 2020 con la proroga al 7 settembre 2020 delle misure precauzionali minime per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 (ulteriormente prorogato con il Dpcm del 7 settembre).
Dpcm 13 ottobre 2020 poi integrato con il successivo Dpcm del 18 ottobre 2020.
Dpcm 25 ottobre 2020 con la chiusura di palestre e piscine, stop per locali e ristoranti alle ore 18.00 e raccomandazione di evitare spostamenti non necessari.
Dpcm 3 novembre 2020 con cui il territorio nazionale è diviso in tre aree – gialla, arancione e rossa – corrispondenti ai differenti livelli di criticità nelle Regioni del Paese e per le quali sono previste misure specifiche.
Dpcm 3 dicembre 2020 recante ulteriori restrizioni nel periodo dal 21 dicembre al 6 gennaio.
Dpcm 14 gennaio 2021, valido dal 16 gennaio al 5 marzo 2021″. (Continua a leggere dopo la foto)

Quanto ai decreti legge abbiamo un’altra cifra record: “Cura Italia, Rilancio e Ristori (bis, ter e quater) sono solo alcuni dei decreti legge emanati dal governo Conte. Quelli relativi all’emergenza Covid sono 22, ma il numero salirebbe ancora se si contassero anche quelli riguardo altre materie, ad esempio disposizioni in ambito penitenziario ed elettorale. Ognuno di questi decreti è stato poi convertito in legge dal Parlamento entro i tempi stabiliti dalla Costituzione – 60 giorni – e sui più importanti è stato chiesto dal governo il voto di fiducia. “Il primo in data 5 marzo 2020, le cui risorse sono state impiegate quasi integralmente per finanziare il decreto-legge n. 18 del 2020 (il Cura Italia); il secondo in data 24 aprile 2020, durante la presentazione del Documento di economia e finanza (DEF) 2020; il terzo il 23 luglio 2020 per finanziare il decreto legge 104/2020 (decreto Agosto); il quarto il 6 ottobre 2020, in occasione della presentazione della Nota di aggiornamento del DEF 2020; il quinto ed ultimo lo scorso 21 novembre, approvato a gennaio”. Conte? Senza decenza.

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