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“Colpevole e poco umile: troppi ritardi”. Anche Il Corriere “amico” ora scarica Conte

Il governo ha varato il nuovo Dpcm che impone a tutti gli effetti una sorta di lockdown per certe attività, e contestualmente ha provato a “mettere una pezza” con un nuovo decreto, il Decreto Ristoro che ha come obbiettivo quello di aiutare i settori più colpiti. Ma tutti leggono in questo decreto un modo per provare a riparare errori e ritardi accumulati in questi mesi. E a dirlo ora non è solo l’opposizione, ma anche un giornale “amico” di Conte, come Il Corriere della Sera, che va all’attacco del governo evidenziando tutte le colpe di questa situazione. “Il decreto rischia di rivelarsi una fonte di ulteriore confusione, e dunque di scontento e di protesta in un’Italia ormai non solo scettica ma sconcertata”. Inizia così il duro affondo.

Si legge ancora: “Sarebbe inopportuno ironizzare sul lessico utilizzato dagli uffici del premier Giuseppe Conte per comunicare provvedimenti giustificati dall’emergenza del coronavirus: la questione è tremendamente seria. Riesce difficile, tuttavia, non osservare che a sottovalutarla da metà maggio a oggi è stato proprio l’esecutivo. Il vero allarme al quale Conte e il suo governo dovrebbero prestare attenzione sono non tanto la fine della luna di miele con l’opinione pubblica segnalata dai sondaggi, o gli strappi alleati, quanto i conati di rivolta in molte, troppe città italiane”.

Scrive il Corriere di un “Paese che si è sacrificato e di colpo è colto dal dubbio di averlo fatto inutilmente. Si sta diffondendo nel Paese la sensazione di avere buttato via mesi nei quali sarebbe stato opportuno prepararsi alla nuova ondata di contagi: in primo luogo negli ospedali, nelle scuole, nei trasporti pubblici. Invece, Palazzo Chigi si è cullato a lungo nell’autocompiacimento di un ‘modello italiano’ senz’altro non peggiore di altri, ma oggi segnato dall’imprevidenza e dalla mancanza di decisioni degne di questo nome”. Parole fortissime.

Le altre accuse: “Il reticolo degli ambulatori sul territorio è rimasto sguarnito e a corto di risorse e di personale. Ci si ritrova di nuovo con gli ospedali investiti da un’ondata di malati spaventati e disorientati. Mancano i vaccini antinfluenzali promessi. Per fare i tamponi si è assistito allo spettacolo umiliante, in primo luogo per le istituzioni nazionali e locali che dovevano garantirli, di file di ore. La parola d’ordine della convivenza con il virus si sta trasformando in un incubo. Ma non si può pensare di esorcizzarlo ricorrendo di nuovo a una chiusura dell’Italia che farebbe precipitare la crisi economica”.

Conclude l’articolo: “Sarebbe solo un alibi per coprire la mancanza di strategia di un esecutivo che si è vantato a lungo di avere visione e idee chiare. L’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra Conte e le categorie colpite dalle nuove restrizioni arriva opportunamente. Ma c’è da chiedersi perché non ci sia stato prima. Si ha il diritto di pretendere decisioni serie, rapide e più condivise. E un bagno di umiltà che non nasconda solo il calcolo furbesco di sopravvivere invece di salvare il Paese”.

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