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C’eravamo tanto odiati: Daniele Franco, dalle liti coi 5 Stelle alla nomina a direttore generale di Bankitalia

Un Movimento Cinque Stelle ormai a traino del Partito Democratico. Con l’ok arrivato dal Consiglio dei ministri alle nomine di Daniele Franco e Pietro Cipollone ai vertici di Bankitalia: rispettivamente, il primo ricoprirà il ruolo di direttore generale e il secondo di vice. Nomi che erano stati designati dal Consiglio Superiore della Banca d’Italia lo scorso 20 dicembre e che saranno a breve confermati. Per rendere operative le designazioni manca infatti ormai soltanto l’ok del Presidente della Repubblica. Un bel dietrofront, da parte dei grillini, che in passato proprio con Franco aveva avuto modo di scontrarsi in più occasioni. Un passato che sembra ormai lontanissimo.

Franco, 66 anni, vanta una militanza lunghissima tra le file di Banca d’Italia, nella quale è entrato addirittura nel 1979, rimanendovi fino al 1994. Poi, per tre anni, il ruolo di consigliere economico alla direzione generale degli affari economici e finanziari della Commissione Europea. Terminata l’avventura a Bruxelles, ecco il rientro a via Nazionale, dove ha ricoperto fino al 2007 il ruolo di guida della direzione finanza pubblica del Servizio Studi. Dal 2013 al 2019, infine, la carica di Ragioniere generale dello Stato, esperienza che lo aveva visto entrare in conflitto più volte con il Movimento Cinque Stelle.

La figura di Franco, all’epoca del governo gialloverde, era sembrata più volta a rischio siluramento a causa dei contrasti con il governo. C’era lui nel mirino di Rocco Casalino quando aveva tuonato contro i ritardi causati dai tecnici al momento del varo della manovra, a fine 2018. Con Salvini che a sua volta aveva puntato il dito: “Non controlliamo il ministero dell’Economia”. Quando Di Maio aveva parlato di “manina dispettosa”, in molti aveva pensato proprio a Franco. Definito dal Corriere della Sera “un canarino da miniera”: una di quelle figure che, nel momento in cui dovessero cadere, metterebbero in allarme le istituzioni europee.

Forti legami con Bruxelles, una difesa strenua degli equilibri dettati dall’Ue di fronte ai tentavi gialloverdi di imprimere più coraggio alla manovra economica. Un personaggio che non poteva non scontrarsi con il Movimento Cinque Stelle. Inizialmente, almeno. Perché il nuovo corso, quello che vede i grillini rassegnati a lasciarsi dettare la linea da Zingaretti & co., ha portato anche questa sorpresa: la nomina di Franco come direttore generale di Banca d’Italia. Come recita una celebre canzone, “Scurdammoce ‘o passato, Simmo ‘e Napule paisà”.

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