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Lo sciopero generale è un flop: i numeri che imbarazzano Cgil e Uil

La montagna, alla fine, ha partorito un topolino. Dopo giorni e giorni di dati su una presunta cascata di adesioni, Cgil e Uil si sono trovati a fare i conti con il flop dello sciopero generale, mascherato a fatica da proclami vittoriosi in piazza. Come raccontato da Mario Ajello alle pagine del Messaggero, quando a piazza del Popolo a Roma è stata sbandierata “la fantascientifica cifra del quasi 90% di metalmeccanici in protesta, i presenti si sono stupiti, dubitando: Ma che davvero?”. Nemmeno gli stessi manifestanti, insomma, hanno creduto al successo dell’iniziativa.

Lo sciopero generale è un flop: i numeri che imbarazzano Cgil e Uil

Il segretario Cgil Maurizio Landini si è trovato così, con notevole imbarazzo, a cercare di glissare dal palco sul numero delle adesioni. Ma a Roma come altrove, il fallimento è parso a tutti evidente. Secondo Confindustria, a partecipare allo sciopero sono stati meno del 5% dei lavoratori interessati, con punte nel settore metalmeccanico che non hanno comunque superato soglia 7-8%. Le adunate di un tempo, insomma, sono soltanto un ricordo lontano, con le Regioni del Nord che hanno visto scioperare addirittura l’1% degli italiani.

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha così potuto commentare: “Mi rattrista molto questo sciopero generale. Andare in piazza in questo momento, dopo quello che il Paese ha sofferto, ritengo che non sia la strada corretta per risolvere i problemi”. A Roma, ha ricostruito il Messaggero, non sono mancati momenti di imbarazzo quando alcuni lavoratori in marcia verso piazza del Popolo hanno confuso un gruppo di ragazzi in festa per la laurea conseguita con dei giovani manifestanti pronti a unirsi allo sciopero. Qualche momento di incomprensione, con le bandiere che nel frattempo venivano ammainate, non senza un pizzico di tristezza.

Una protesta fallita, insomma, anche perché difficile da comprendere. Con Cgil e Uil ad attaccare sì il governo (Landini ha chiesto risposte sul fronte pensioni, fisco e lotta alla precarietà) ma senza troppa convinzione. “Non sparate troppi slogan contro Draghi” è stata la parola d’ordine. Scioperare sì, ma con garbo. Con queste premesse, non era difficile immaginare l’insuccesso.

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