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“Fu un golpe”. Berlusconi e Napolitano, cosa successe davvero nel 2011: la ricostruzione

Pubblicato il 26/09/2023 09:52

La fine del governo Berlusconi del 2011 è ancora oggi un argomento capace come pochi altri di accendere il dibattito politico. Con la morte dei due protagonisti di quel passaggio delicato, il Cavaliere e l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è arrivata in queste ore una ricostruzione fatta da Pierferdinando Casini sulla Stampa secondo la quale il fondatore di Forza Italia sarebbe stato addirittura “sollevato” dopo le dimissioni. Quasi una liberazione, insomma, più che un’imposizione. Versione che però non ha convinto tutti, anzi. Attraverso le pagine del Tempo, Riccardo Mazzoni si è mosso nella direzione opposta, ricordando come lo stesso Berlusconi abbia parlato, a più riprese, di una “precisa volontà di toglierlo di mezzo”. (Continua a leggere dopo la foto)
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berlusconi napolitano 2011

La fine di quel governo, secondo Berlusconi, avrebbe portato alle dimissioni di un premier “che difendeva gli interessi del suo Paese e contrastava quelli della Germania”. L’ex premier, secondo Il Tempo, era rimasto convinto che in quell’occasione “si era verificato un vero e proprio attacco alla sovranità nazionale italiana. Del resto, ci sono molte autorevoli testimonianze a confermarlo”. Un golpe in piena regola. (Continua a leggere dopo la foto)

berlusconi napolitano 2011

“Fu un golpe”. Berlusconi e Napolitano, la ricostruzione sul 2011

Il ministro del Tesoro di Obama, Timothy Geithner, “scrisse ad esempio che in quell’autunno aveva ricevuto pressioni da alte personalità europee perché convincesse il presidente americano ad aderire a un complotto”. La ricostruzione del Cavaliere era sempre stata molto precisa sul punto: si era opposto in ogni modo alla politica di austerità che Merkel e Sarkozy volevano imporre all’Italia, al punto di volerla far commissariare dal Fondo monetario internazionale. (Continua a leggere dopo la foto)

berlusconi napolitano 2011

Secondo Il Tempo, Napolitano avrebbe gettato la maschera nel 2011, rivelando le sue vere intenzioni, dopo tante tensioni precedenti con il Colle: “Fu il Quirinale a far cadere il governo, a decidere di non far votare gli italiani sotto la neve, a dare vita al progetto di Monti, in stretta osservanza e con i diktat delle tecnocrazie europee. Già in estate Napolitano aveva pensato al professore della Bocconi come successore a Palazzo Chigi, circostanza confermata dallo stesso Monti. Le testimonianze fornite da Alan Friedman non lasciano margine a interpretazioni diverse o minimaliste. E non era certo rispettoso della Costituzione e del voto degli italiani preordinare un governo che avrebbe stravolto il responso delle urne, quando la bufera dello spread doveva ancora abbattersi sull’Italia”.

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