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Autostrade, chi ci guadagna e quanto intasca grazie alle concessioni. E noi paghiamo…

Di chi sono le Autostrade? Chi ce le ha in concessione? Quanto ci si guadagna? Sono queste alcune domande fondamentali per capire questo sottobosco di cui si parla raramente e che dopo la tragedia del ponte Morandi (e i recentissimi crolli di altri ponti e viadotti) è esploso con tutte le sue contraddizioni. Partiamo col dire che gestire un’autostrada è un’attività molto redditizia. Le società che ottengono dallo Stato la concessione per la gestione di un’autostrada fanno grandissimi affari, raccogliendo miliardi di euro di utili e distribuendo ricchi dividendi ai propri soci. In un articolo pubblicato oggi su Avvenire, Pietro Saccò fa un’analisi del fenomo e, numeri alla mano, ci consegna il quadro completo della situazione e la risposta alle nostre domande. Risposte che, forse, sarebbe meglio non leggere, vista la rabbia che generano.

La regola è: poche spese, molti utili. Partiamo dunque da una domande semplice semplice (e di cui molti ignorano la risposta): Di chi sono le autostrade italiane? Scrive Saccò: “Tutte le autostrade italiane – 7.488 chilometri totali – appartengono allo Stato che le controlla attraverso Anas Spa, società interamente controllata dal ministero del Tesoro. Di quei 7.488 chilometri una piccola parte, 954 chilometri, è gestita direttamente dall’Anas, che non chiede pedaggi: sono dell’Anas, ad esempio, la Salerno-Reggio Calabria, la Palermo-Catania, il Grande raccordo anulare di Roma. Altri 483 chilometri sono gestiti dall’Anas in società miste con le Regioni. Ma gran parte delle autostrade italiane, 5.887 chilometri, sono date in concessione a società private”.

E quali sono queste società? “Attualmente il ministero dei Trasporti ha 25 rapporti di concessione con 24 società. Le società concessionarie ricevono dall’Anas il compito di gestire l’autostrada, fare manutenzione, costruire eventualmente nuovi tratti e riscuotere i pedaggi. I lavori previsti e gli investimenti da fare sono specificati nel contratto di concessione, che in genere ha una durata molto lunga. Autostrade per l’Italia, con i suoi 2.857 chilometri in concessione, è la prima concessionaria d’Italia. Al secondo posto Gavio, che ha 1.423 chilometri di rete autostradale, compresi i preziosi tratti del Nordovest. Gran parte delle concessioni oggi attive sono state rinnovate nel 2007”.

Ma a chi vanno i soldi del pedaggio? Spiega Saccò: “Il pedaggio è riscosso dalla società autostradale. Il prezzo è concordato ogni anno tra l’Anas e la società concessionaria in base a calcoli complessi che comprendono i dati di traffico, la redditività, parte dell’inflazione, la realizzazione degli investimenti, la qualità del servizio. Nel 2017, secondo i dati di Aiscat, l’associazione delle concessionarie autostradali, dal pagamento dei pedaggi le aziende hanno incassato 8.050 milioni di euro. Di questi, 1.452 milioni sono andati direttamente allo Stato come Iva e altri 654 milioni come “canone aggiuntivo'”.

Nel 2016, secondo gli ultimi dati del ministero dei Trasporti, al netto dell’Iva lo Stato ha incassato 841,7 milioni dalle autostrade. Tanto o poco? Beh, se consideriamo quanto guadagna la concessionaria… “Tolte le spese per tasse e concessioni – scrive Saccòò – aggiunti gli incassi dai canoni delle aree di servizio e altre attività (468 milioni di euro), nelle casse delle società che hanno le concessioni restano molti soldi. I 5,7 miliardi di euro di pedaggi netti delle 24 società concessionarie sono stati incassati a fronte di 2,9 miliardi di euro di costi di produzione, che includono gli stipendi (943 milioni) e le spese per la manutenzione (646 milioni nel 2016)”.

“Gli investimenti non sono enormi e storicamente sono inferiori a quanto promesso al governo. Per il periodo 2008-2016, nota il ministero, le concessionarie hanno investito 15 miliardi contro i 21,7 che erano stati promessi nei piani finanziari”. Così ci spieghiamo perché crolla il Ponte Morandi o gli altri viadotti lungo il tratto autostradale. “Le società hanno fatto solo l’85% degli investimenti promessi”. Per Atlantia il completamento è al 98%. Il risultato operativo totale nel 2016 è stato di 2,6 miliardi di euro. Tolte le spese finanziarie, rimane un utile netto di 1,1 miliardi. Niente male, come margine”.

Oggi Atlantia controlla l’88% di Autostrade per l’Italia. Le autostrade italiane sono la principale azienda del gruppo, che controlla anche autostrade in Cile, Brasile e Polonia, l’aeroporto di Fiumicino e Telepass. “Autostrade per l’Italia è una macchina da utili per Atlantia e, a ricaduta, per i Benetton. L’Ansa ha ripreso i bilanci 2013-2017: in cinque anni l’azienda ha fatto 4,05 miliardi di utili, distribuendone il 93% (3,75 miliardi) agli azionisti. Nello stesso periodo ha speso per la manutenzione solo 2,1 miliardi. Se ai 3,7 miliardi di utili si sommano gli 1,1 miliardi di euro di riserve che la società ha trasferito ai soci, l’incasso per i proprietari sale a 4,8 miliardi di euro in cinque anni”. Quasi un miliardo all’anno. Atlantia, con 14mila chilometri di strade a pedaggio che gestisce nel mondo, è il maggiore operatore mondiale del settore.

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