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Autostrade non risarcirà le vittime del Ponte Morandi, e i giudici sono d’accordo: ecco perché

Pubblicato il 14/09/2022 10:45

Oltre il danno, la beffa. E qui di beffe lo Stato italiano grazie al negoziato dell’ex premier Giuseppe Conte ne ha viste più di una. Dopo il crollo del Ponte Morandi l’allora presidente del Consiglio aveva promesso giustizia ai familiari delle vittime. E lo aveva fatto in chiesa. Durante i funerali. Aveva promesso che si sarebbero tolte le concessioni a Autostrade e che i familiari sarebbero stati risarciti. Ad oggi, invece, nulla di tutto questo è avvenuto. E anzi, l’accordo per la revoca delle concessioni rischia di trasformarsi nell’affare del secolo per i Benetton. Sul fronte risarcimenti, invece, altra delusione. Come racconta La Verità, in un articolo firmato da Fabio Amendolara, Autostrade per l’Italia e Spea, la sua controllata che si occupava delle manutenzioni, hanno chiesto di essere escluse come responsabili civili dal processo per il crollo del ponte Morandi, che il 14 agosto 2018 ha causato 43 morti, sostenendo che la loro citazione sia nulla. (Continua a leggere dopo la foto)

“Dopo il patteggiamento con un pagamento di circa 30 milioni (ovvero circa 674.000 euro a vittima), le due società tentano di uscire definitivamente di scena, con l’esclusione dai risarcimenti dei danneggiati in caso di condanna. E se i pubblici ministeri della Procura di Genova, Massimo Terrile e Walter Cotugno, si sono detti a favore, i legali delle parti civili si sono opposti. Saranno ora i giudici del tribunale a decidere se lasciare dentro le due società, alle quali i pm contestavano la responsabilità amministrativa, ai sensi del decreto legislativo 231, oppure se lasciare il cerino acceso nelle mani degli imputati. La decisione è attesa per lunedì. A processo ci sono 59 persone tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade e Spea (compresi gli ex top manager della concessionaria dei Benetton, a partire dall’allora amministratore delegato Giovanni Castellueci), ex ed attuali dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato delle opere pubbliche della Liguria”. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo l’accusa – ricorda La Verità – nonostante le condizioni del ponte fossero note, per risparmiare non sarebbero state fatte le manutenzioni. “Ed ecco le accuse (a vario titolo): omicidio colposo plurimo, crollo colposo, omicidio stradale, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Al momento le parti civili sono formate da due nuclei di familiari, perché la maggior parte dei parenti delle 43 vittime ha accettato il risarcimento di Autostrade e, quindi, non si è costituita. Ma ci sono anche richieste avanzate da associazioni, aziende, sfollati e da persone che hanno subito ferite e lesioni (in udienza preliminare il giudice ne aveva ammesse oltre 300 e altrettante hanno avanzato richiesta all’inizio del processo, arrivando a circa 700)”. (Continua a leggere dopo la foto)

centrale operativa societa’ autostrade

La richiesta di Aspi e Spea poggia su questo elemento: “Durante gli incidenti probatori le società erano presenti come società indagate, ma non erano formalmente indicate come possibili responsabili civili”.
A livello di procedura è sembrato d’accordo anche il pm Temile. “La verità è che portare in aula Aspi e Spea come responsabili civili, visto che hanno già patteggiato per la parte penale, sarebbe l’unica possibilità per averle ancora dentro al processo. Secondo le parti civili questo avrebbe un valore simbolico fortissimo. Il patteggiamento era necessario per permettere ad Atlantia di chiudere la trattativa per la cessione di Aspi a Cassa depositi e prestiti, tanto è vero che dopo il patteggiamento la Corte dei conti ha dato il via libera all’accordo su cui aveva espresso delle riserve in ragione dell’imputazione e della presenza di Aspi dentro al processo penale. Per cui è stato dato il via libera a un patteggiamento che non comprendeva il risarcimento delle partivi civili”. (Continua a leggere dopo la foto)

In quell’accordo era considerato solo il risarcimento di gran parte dei morti (tutte la famiglie si sono accordate meno i Possetti) e degli sfollati (indennizzati, ma non completamente risarciti) e un accordo con gli enti locali liguri ancora sub judice. Ma, come detto, restano in ballo tutte le persone che hanno subito dei danni. Sono circa 700 e non sono stati risarciti. Con quale scusa le due società stanno provando a essere escluse dal procedimento? “Hanno chiesto in dibattimento ciò che avevano
chiesto senza successo in udienza preliminare. Oltre alla questione dell’incidente probatorio, hanno sollevato anche quelle delle mancate o ritardate notifiche delle citazioni a responsabile civile. In realtà le due società hanno preso cognizione dell’atto in sede di udienza preliminare. Infine gli avvocati hanno usato un argomento molto tecnico, contestando la validità di alcune procure rilasciate dalle parti civili ai difensori. Secondo i legali delle società alcuni danneggiati avrebbero dato mandato a propri legali di costituirsi parte civile contro gli imputatati (i dipendenti), ma non di citare il responsabile civile (ovvero il datore di lavoro)”.

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