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Arcuri ancora nel mirino: dopo le mascherine, ora si indaga su 157 milioni di siringhe

Non c’è soltanto lo scandalo mascherine a turbare i sonni di Domenico Arcuri. La procura di Roma si sta infatti muovendo per far luce sulle siringhe “Luer lock” volute dall’ex commissario all’emergenza, oltre 157 milioni di pezzi pagati circa 10 milioni di euro. Un caso al quale i magistrati contabili, stando a quanto riportato da Repubblica, stanno lavorando già da settimane per capire se i benefici dell’unica siringa in grado di estrarre 6 dosi invece di 5 da ogni fiala di siero Pfizer siano proporzionati alla spesa sostenuta per l’acquisto.

Arcuri ancora nel mirino: dopo le mascherine, ora si indaga su 157 milioni di siringhe

Una questione della quale si era interessata già anche la Corte dei Conti. L’indagine è nata a seguito di un esposto depositato lo scorso 9 dicembre e integrato il 1 febbraio da Enzo Rivellini di Fratelli d’Italia. Secondo il parlamentare europeo, si sarebbe potuto evitare “uno spreco di risorse pubbliche” relativamente all’acquisto di 157.100.000 siringhe per iniettare il vaccino anti-Covid, un acquisto che non è stato “straordinario né emergenziale ma assolutamente programmabile” e invece effettuato con tutta fretta dalla struttura commissariale.

Il costo delle siringhe “luer lock” pagato dalla precedente struttura commissariale guidata da Arcuri “è risultato decisamente più alto delle normali siringhe che in tutto il mondo stanno usando”. Nel mirino anche la qualità delle siringhe acquistate, che in alcuni casi si sarebbero rivelate inadatte, tanto non essere utilizzate in strutture come la casa di cura Pio Albergo Trivulzio di Milano per delle difficoltà: “Inoltre in alcuni centri vaccinali (Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna) sono state riscontrate evidenti difficoltà perché queste siringhe non erano utilizzabili per estrarre dalle fiale la quantità esatta di vaccino per somministrare sei dosi per flacone”.

Arcuri, secondo Repubblica, può contare su tre documenti che dimostrerebbero come si sia semplicemente attenuto alle indicazioni fornite dalla casa farmaceutica americana. Anche l’Aifa, in un documento interno, avrebbe certificato la validità di quelle siringhe. Su questi documenti però ora ha puntato i riflettori la procura di Roma, che vuole vederci chiaro.

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