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Fontana, archiviata l’indagine sui camici, ma resta il tema (tutto politico) della mancata zona rossa

Pubblicato il 16/05/2022 20:59

Il verdetto è arrivato, il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, è stato prosciolto per il caso camici dalla Procura di Milano perché “il fatto non sussiste”. Con lui sono state prosciolte altre 4 persone dall’accusa di frode in pubbliche forniture. Questo per quanto concerne il caso dell’affidamento nell’aprile 2020 da parte della Regione di una fornitura, poi trasformata in donazione. Circa mezzo milione di euro di 75 mila camici e altri dpi a Dama, società del cognato Andrea Dini.
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La sentenza

La decisione è arrivata dal Gup di Milano, Chiara Valori. Prosciogliendo tutti e 5 gli imputati, il giudice ha così deliberato: «non luogo a procedere perché il fatto non sussiste». La sua sentenza, di conseguenza, stabilisce che non è necessario un processo nemmeno per lo stesso Dini, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl (ex dg e dirigente di Aria, centrale acquisti regionale). Ovviamente la stampa vicina al centro destra celebra l’archiviazione. Secondo loro, infatti, spianerebbe la strada per la ricandidatura dell’attuale presidente di Regione Lombardia alle prossime elezioni, cosa che sarebbe stata pressoché impossibile in caso di comprovata colpevolezza.
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L’indagine di Bergamo

Tuttavia, la vicenda giudiziaria non è ancora chiusa. Sono ancora in corso, infatti, le indagini della Procura di Bergamo, sulle quali c’è enorme attesa da parte dell’opinione pubblica per l’individuazione delle eventuali responsabilità per quanto riguarda i decessi della prima ondata sul territorio orobico. La partita su quel campo deve ancora essere giocata e saranno in molti ad osservarla con attenzione.
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Due verità

Bisogna poi tener conto di un altro fattore. Se è vero che la “verità giudiziaria” viene stabilita nei tribunali, è altrettanto vero che la “verità politica” è cosa ben diversa, essendo affidata alle menti ed alle penne degli elettori. Vada come vada, il bacino di votanti bergamaschi difficilmente potrà dimenticare tanto in fretta di quei 4.000 morti che, almeno secondo Crisanti, sarebbero da imputare alla mancata chiusura della Val Seriana nei tempi opportuni. Dunque, probabilmente, un responsabile morale dovrà essere comunque trovato.

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