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Studenti a caccia di pc, scuole senza connessione: a un anno dall’emergenza, la Dad è un flop

Con il numero di contagi in aumento e un governo incapace di gestire l’emergenza sanitaria se non ricorrendo a chiusure e restrizioni, l’Italia si trova ancora una volta a fare i conti con l’ormai famigerata Dad, la didattica a distanza che da un anno scandisce ormai le giornate di alunni e professori. Con un bilancio che, nonostante i 12 mesi ormai alle spalle, continua a essere tutt’altro che roseo, anzi. I dati parlano infatti di migliaia di ragazzi ancora privi di dispositivi digitali e di tante famiglie e istituti senza una connessione rapida. Il salto verso il digitale è espressione buona soltanto per riempire la bocca di certi politici, insomma. La realtà, invece, è decisamente un’altra.

Dando un’occhiata i dati forniti dal ministero dell’Istruzione, i fondi statali (ed europei) fin qui stanziati per le scuole sono stati in totale circa 452 milioni, una somma che comprende sia investimenti ordinari che straordinari. A oggi, sarebbero stati acquistati in tutto 438.330 dispositivi digitali da destinare in comodato d’uso agli studenti. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a poco meno di 650.000 dispositivi digitali acquistati entro i primi mesi del 2021. Già a settembre 2020, però, lo stesso monitoraggio del ministero aveva messo in luce come mancassero ancora 283.461 pc e 336.252 risorse per la connessione da destinare agli studenti.

Il governo predica calma, sostenendo che la richiesta si stia pian piano esaurendo. I dati diffusi dall’Istat a luglio, però, dipingono un quadro tutt’altro che rassicurante. nel biennio 2018-2019, circa 850 mila minori tra i 6 e i 17 anni (il 12,3% del totale) non avevano un pc né un tablet: anche con i nuovi fondi, quindi, resterebbero fuori almeno 250 mila ragazzi. In totale sarebbero circa 3 milioni e 100 mila studenti in difficoltà, pari al 47% degli studenti tra i 6-17 anni: a pesare sulle loro spalle la “carenza di strumenti informatici in famiglia, che risultano assenti o da condividere con altri fratelli o comunque in numero inferiore al necessario”. La situazione più difficile nel Mezzogiorno ( il 19% del totale), seguito dal Nord (il 7,5%) e dal Centro (il 10,9%). Stando a una ricerca dell’Unicef e dell’Università Cattolica di Milano, le famiglie coinvolte in questi disagi sarebbero circa il 27% del totale.

Al problema, essenziale, del reperimento dei pc si aggiungono insomma anche quelli legati alla banda larga e al cablaggio interno delle scuole. “Inutile avere un tablet o un computer se poi non c’è una connessione per collegarsi alla lezione in maniera stabile” è la lamentela di molti insegnanti, che puntano il dito sul ritardo nelle infrastrutture del nostro Paese. Solo il 13% delle famiglie italiane ha accesso attualmente alla banda larga, con alcune aree geograficamente difficili dove reti e fibra restano un miraggio (soprattutto in montagna, nell’entroterra del Sud e nelle isole). Le scuole, in tutto questo, stanno cercando di fornire apparati per le connessioni alle famiglie, ma c’è l’ulteriore problema dell’assenza di personale in grado di aiutarle durante le fasi di configurazione. Ci si appella, così, al buon cuore di alunni e genitori “pratici”, affinché diano una mano agli altri. Il salto verso il digitale, oggi, sembra ancora difficilissimo.

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