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Vaccini, Sileri all’attacco di Speranza: “Al ministero della Salute errori e ritardi”

Nel caos generale di una campagna vaccinale iniziata e portata avanti come peggio non si sarebbe potuto, succede anche di arrivare alla paradossale situazione che vede il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri puntare il dito contro il suo stesso ministro, Roberto Speranza. Accusandolo di aver quantomeno sbagliato la campagna di comunicazione: “È dall’inizio della pandemia che si fanno errori in questo senso. Non solo al ministero, anche nella comunità scientifica e da parte dell’Oms e delle Agenzie del Farmaco”.

Intervistato dal Fatto Quotidiano, Sileri ha fatto il punto sul caos AstraZeneca, con gli Open Day prima lanciati e poi bruscamente interrotti dopo la morte della 18enne Camilla Canepa, colpita da trombosi. Sostenendo che ora, per la seconda dose, “il numero di complicazioni è inferiore ed è quindi giusto lasciare libertà di scelta a chi vuole la seconda dose di AstraZeneca, pur consigliando la vaccinazione eterologa. Che va bene anche sopra i 60 anni, fermo restando che per quella fascia d’età sono preferibili i farmaci a vettore virale”.

Sileri ha chiarito di non avercela solo ed esclusivamente con Speranza per la grande confusione che si è scatenata, ma di allargare le responsabilità a “parte della struttura ministeriale. Il problema è la mancanza di programmazione. Ai primi di maggio bisognava dire che di lì a due mesi si sarebbero potute togliere le mascherine all’aperto: se il 50% è vaccinato con una dose, se non ci sono varianti pericolose ecc. Invece si è arrivati all’ultimo. Facciamo troppa navigazione a vista. Un anno fa era inevitabile, con i vaccini alcune cose le puoi programmare”.

Un Sileri che dunque, di fronte agli errori commessi fin qui, si candida autorevolmente a succedere a Speranza come ministro della Salute? “No, mi candido solo alla sala operatoria. E ripeto che il problema non è il ministro ma un parte della struttura. Sono intempestivi. Purtroppo mi è successo anche che il capo di gabinetto indicasse all’allora coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, di ignorare le mie proposte”.

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