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“Vaccini, serve più trasparenza. Ecco perché vogliamo i dati grezzi”: l’appello dei ricercatori

Pubblicato il 08/02/2022 11:40

Un appello per ottenere dalla case farmaceutiche dati grezzi, così da poter condurre analisi efficaci sugli effetti e l’efficacia dei vaccini. A firmarlo è Peter Doshi, il ricercatore che insieme al collega Tom Jefferson 10 anni fa si fece carico di un’ardua battaglia: la declassazione del Tamiflu a farmaco complementare. Un risultato ottenuto proprio grazie ai “dati grezzi”, che permisero di scoprire come il prodotto non riduceva in realtà le ospedalizzazioni, teorie sostenuta dall’azienda che lo produceva. Oggi Doshi chiede che anche i colossi che producono i farmaci anti-Covid forniscano lo stesso tipo di indicazioni, in nome della trasparenza.

Intervistato dal Fatto Quotidiano, il medico e ricercatore indipendente ha sottolineato l’importanza dei dati grezzi: “Sono i dati originali e dettagliati raccolti nel corso delle sperimentazioni cliniche e poi riportati, in forma più raffinata, nelle pubblicazioni e nei comunicati stampa delle case farmaceutiche. Nel caso dei vaccini e dei farmaci anti-Covid, tutto ciò che sappiamo viene attualmente solo da ricerche finanziate dalle stesse aziende produttrici, finalizzate all’autorizzazione delle agenzie regolatorie. Sono dati che condizionano le nostre scelte di politiche sanitarie, non possiamo basarci solo sulla fiducia. Ci deve essere un modo per verificare in modo indipendente”.

In particolare, secondo Doshi sarebbe opportuno conoscere i veri numeri degli “studi randomizzati in cui un gruppo di volontari vaccinati viene confrontato col gruppo di controllo, che riceve invece un placebo secondo il metodo doppio cieco, a insaputa dei volontari e dei ricercatori, per vedere cosa succede a ogni singolo paziente. Ma non solo. Servirebbe conoscere quali e quante segnalazioni di eventi avversi gravi abbiamo avuto durante gli studi, quali le procedure operative standard applicate nei siti di sperimentazione clinica, quali le regole di aggiudicazione di tali sperimentazioni. C’è bisogno di trasparenza per tutti i tipi di dati, compresi quelli di farmacovigilanza nel periodo post-autorizzazione del vaccino”.

Al momento, dunque, resta “un problema di trasparenza. In un mondo normale, che si muove secondo logiche razionali, le evidenze andrebbero analizzate da chi non ha alcun interesse finanziario nelle sperimentazioni”. Con dati più completi, secondo Doshi, anche le scelte sulla terza dose avrebbero potuto essere diverse: “Se i ricercatori si fossero impegnati fin dall’inizio a richiedere e analizzare in modo critico i dati dei trial, avremmo avuto un dibattito sulle prestazioni che un ‘buon’ vaccino dovrebbe fornire. Se avessimo avuto i dati grezzi di Pfizer nell’aprile 2021, avremmo saputo che il calo dell’efficacia nella copertura dal contagio era già visibile. Quindi avremmo avuto più tempo per correggere in corsa le strategie vaccinali”.

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