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Vacanze di Pasqua, pioggia di disdette. Disastro Roma. La guerra presenta il conto

Pubblicato il 28/03/2022 22:11

Non ancora completamente fuori dall’incubo del covid e delle restrizioni, c’è un nuovo spettro a minacciare l’economia italiana ed in particolare il settore turistico: la guerra in Ucraina. Quando Italexit aveva avvertito che le sanzioni e l’invio di armi si sarebbero trasformati in un boomerang innanzitutto per il nostro Paese, la propaganda dei media soffocò ogni dibattito. Oggi arrivano al pettine altri nodi oltre quelli degli aumenti incontrollati di gas e carburanti. E così i dati, in ripresa rispetto alla crisi del 2020, registrano una nuova inversione di marcia proprio a causa della guerra. A sostenerlo è uno studio del Touring Club italiano.

Il mercato del turismo italiano aveva segnato nel 2020, l’anno della pandemia Covid-19, un -70% nelle presenze, mentre nel 2021 si era registrato un miglioramento con un rassicurante +51%.

Ma adesso, la ripresa del settore turistico a causa di questa guerra è nuovamente in crisi, un brutto colpo per la nostra economia e le strutture ricettive, dai bed & breakfast agli Hotel 5 stelle.



Roma, rappresentava la meta preferita di, Americani e Russi, ora a causa del conflitto le prenotazioni da questi due paesi, sono letteralmente crollate

Roscioli di Federalberghi, sostiene che ci sia stato un calo del 50% delle prenotazioni rispetto al 2019 e ribadisce il fatto che sia necessario attuare nuove misure a sostegno del settore.

Gli operatori, che contavano di ripartire in primavera, adesso, non solo temono ulteriori strascichi della pandemia, ma si ritrovano anche in un contesto internazionale reso instabile dalla guerra.



Situazione di stallo anche per il Presidente di Fiavet Lazio, Stefano Corbari che si dice piuttosto preoccupato “L’interesse a ripartire è forte, ma le prenotazioni non vanno di pari passo. Si comincia a vedere una lieve ripresa, ma le vendite negli hotel romani sono ancora al 50 per cento”

Anche dagli Stati Uniti non arrivano buone nuove: «Gli americani considerano l’Ucraina parte dell’Europa e si contano già le prime cancellazioni. Ammesso che i flussi dagli Usa ripartano, saranno comunque al 40 per cento del periodo pre Covid»

La situazione è drammatica. Gli alberghi vengono venduti all’asta o a prezzi stracciati. La prolungata fuga di turisti dalla capitale si sta rivelando una vera e propria sventura per gli imprenditori alberghieri.

In modo particolare, a subire questo forte calo, sono paradossalmente le strutture ubicate al centro dove le prenotazioni degli alberghi a quattro o cinque stelle sono letteralmente crollate. La conferma arriva anche dal Centro Studi Sogeea, che ha analizzato il numero di alberghi in Italia andati all’asta e ha evidenziato come il Lazio, con Roma epicentro di questo fenomeno, sia la terza regione con più strutture in procedura fallimentare dopo Sardegna, Sicilia e Toscana.

il Direttore di Federalberghi Tommaso Tanzilli teme che un discreto numero non riaprirà più e “purtroppo ci andranno di mezzo gli occupati, come sta già accadendo. La situazione nel comparto è piuttosto grave, sono in tanti a pensare di vendere e dare via l’albergo per non continuare a pagare costi che non possono più permettersi”

La guerra in Ucraina sta mettendo in ginocchio il comparto, anche perché i turisti Russi erano considerati, insieme agli Americani, i TOP SPENDER nel mercato del turismo e dell’indotto in Italia. Solo a Pasqua l’assenza dei visitatori provenienti da Mosca e dalle altre città della Federazione governata da Putin si tradurrà in alcune decine di milioni di euro. Ora una città come Roma perderà senza i turisti russi circa 150 milioni di euro nel 2022, così calcola Federalberghi



Anche Giampaolo Bocci, Responsabile ITALEXIT Area Metropolitana, ha formulato una riflessione in merito “La situazione attuale del turismo nazionale è in grave crisi da inizio pandemia e adesso ancor di più con il conflitto in Ucraina, creando incertezza nel turismo nazionale ed internazionale verso l’Italia, molte strutture ricettive e di ristorazione sono chiuse o sopravvivono a stento.

Ricordo che il comparto turistico e ristorazione comprende anche tutta una serie di aziende satelliti fornitrici di servizi, come fornitori alimentari, lavanderie, servizi logistici per spostamenti e agenzie di viaggio. Quindi ci sono perdite di posti di lavoro diretti e indiretti incalcolabili.



La voglia di ripartire è molto forte e vigorosa, ma lo Stato deve sostenere questo settore al più presto con provvedimenti efficaci e reali come ad esempio la proroga della cassa integrazione, agevolazioni con le aliquote delle utenze primarie Enel, Gas, acqua, riduzione della tassa dei rifiuti con maggior riguardo per chi è ancora chiuso e soprattutto aiuto al credito bancario e proroghe dei pagamenti.

Non è possibile lasciare allo sbando un comparto come quello del turismo che rappresenta una fetta non indifferente del nostro Pil, ad oggi la spesa di gestione delle strutture ricettive e ristorative, comprese le collegate dei servizi è aumentata in maniera vertiginosa a fronte di un calo drastico della richiesta turistica.

L’incertezza dei prossimi mesi è devastante per il settore, non si hanno punti di riferimento né tantomeno risposte tangibili alle domande di aiuto.

L’Italia vive di turismo a 360 gradi, da sempre, con anima e corpo, non merita il silenzio delle istituzioni che noi di ITALEXIT, siamo in qualche modo intenzionati a spronare.”

Gabriella Resse

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