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“Discriminati”. Ucraina, la denuncia dei cittadini di colore. Cosa sta succedendo alle frontiere

Pubblicato il 01/03/2022 10:46 - Aggiornato il 03/08/2022 14:07

Nel bel mezzo della guerra in Ucraina scoppia un’altra bomba. Non di quelle materiali, ma di quelle sociali ed etiche. Stando al thread autonomo nato su Twitter, #AfricansinUkraine, ci sarebbe infatti una brutta questione di possibile razzismo in corso contro gli africani. Sarebbero gli ucraini stessi, e i loro primi salvatori, cioè i polacchi, ad avere atteggiamenti poco umani nei confronti della popolazione nera. Come racconta anche Repubblica che ha analizzato la documentazione e i video che stanno circolando in queste ore, “da almeno cinque giorni la popolazione africana ma non solo” sarebbe stata trattata malamente “in Ucraina al momento in cui ha provato a lasciare il Paese”. Stesso trattamento anche nel momento dell’arrivo alla frontiera polacca. (Continua a leggere dopo la foto)

Un video postato da uno stilista nigeriano che lavora in Gran Betagna mostra la polizia ucraina fermare soltanto le persone di colore, tutte, donne e uomini, in una stazione di Kiev impedendo loro di prendere un treno che li avrebbe portati via: “Ukrainian first”, raccontano di aver sentito alcuni protagonisti alla richiesta del perché fosse in atto quella discriminazione. Prima gli ucraini. Lo studente nigeriano Nze ha scritto, sempre su Twitter: “La polizia alla frontiera polacca voleva schiacciarci con i loro autobus e ci ha puntato le pistole addosso mentre noi urlavamo: ‘Siamo studenti, abbiamo il permesso di superare la frontiera’”. Ancora, Nze fa sapere più tardi sul social: “Siamo alla frontiera ucraino-polacca, polizia ed esercito si rifiutano di far passare gli africani. Lasciano superare il confine solo agli ucraini. Qualcuno di noi ha dormito qui anche due notti, altri sono tornati a Leopoli”. (Continua a leggere dopo la foto)

Le storie di civili ucraini che fermano i neri si ripetono. Alcuni “afrikans” hanno fatto sapere di essere stati allontanati anche quando hanno provato ad affiancare i resistenti locali nella guerra contro i russi: “Via, questa è la nostra battaglia, voi non c’entrate niente”. Una giornalista marocchina ha scritto, a sua volta: “I marocchini, gli arabi, i neri attendevano il bus che li venisse a prendere e li portasse oltre la frontiera, centro metri più in là. E poi c’erano gli ucraini. Il bus passava ogni 15 minuti, ma chi non era un cittadino nazionale ha atteso anche quattro ore”. L’Indipendent ha raccontato invece la storia di Osarumen, attivista nigeriano e padre di tre figli, in Ucraina dal 2009: “Sabato scorso i militari, e poi lo stesso autista, ci hanno detto di scendere dal bus che stava attraversando la frontiera con la Polonia. A me, alla mia famiglia e ad altri immigrati. ‘No blacks’, ci hanno detto”. (Continua a leggere dopo la foto)

Le guardie alla frontiera di Medyka però smentiscono ci siano stati boicottaggi e maltrattamenti dei fuoriusciti di colore. Assicurano che i problemi possono essere nati dal fatto che gli ucraini avevano famiglie a riceverli, i neri no. E molti di loro non conoscevano l’esistenza dei centri per rifugiati. Per questo motivo, è la versione ufficiale, è stata attuata la differenziazione, o discriminazione, sui tempi d’ingresso e sui modi di trasporto tra i profughi nazionali e gli africani. L’Ambasciata polacca a Roma ha scrito in serata: “Tutti i rifugiati provenienti dall’Ucraina, indipendentemente dalla loro nazionalità, vengono accolti e possono entrare in Polonia seguendo le procedure predisposte. Nessuna delle persone in fuga deve preoccuparsi della legalità del proprio soggiorno”.

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