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“Trattati come l’ultima ruota del carro”. Sfogo di un insegnante riassegnato ad altre mansioni

Pubblicato il 05/04/2022 16:20

La scuola è sempre stata uno dei fulcri chiave della gestione della pandemia negli ultimi due anni. Tra chiusure, didattica a distanza e gestione delle quarantene, la burocrazia del covid ha riversato i propri nefasti effetti su tutti gli Istituti di ogni ordine e grado. Il cosiddetto “decreto Riaperture” continua esattamente su questa strada, attuando talune disposizioni che, per usare un eufemismo, lasciano quanto meno di stucco. Ecco lo sfogo di un insegnante che ha scritto alla nostra redazione.
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Un decreto del tutto privo di logica

«Partiamo dal principio. Il decreto-legge n. 172 del novembre 2021 ha introdotto l’obbligo vaccinale per il personale scolastico, con la conseguente sospensione dal posto di lavoro in caso di inadempimento, ovviamente senza retribuzione. Con l’ultimo decreto poi, abbiamo raggiunto l’apoteosi dello scherno. Il suddetto obbligo viene confermato fino al 15 giugno 2022, ma dal 1 aprile viene cancellata l’ingiusta sospensione del lavoratore. Secondo la controversa legge, però, gli insegnanti non vaccinati tornano sì a scuola, ma vengono indirizzati verso “attività di supporto all’istituzione scolastica”, essendo precluso loro lo svolgimento di “attività didattiche a contatto con gli alunni”. Questo, già di per sé, basterebbe a rappresentare in toto la mortificazione della nostra professione, che in nessun modo può prescindere dal contatto con gli alunni. Ma non è tutto. Sempre secondo la norma, infatti, i dirigenti scolastici devono anche provvedere alla sostituzione degli inadempienti fino al termine dell’anno scolastico, a meno che non si vaccinino».
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Il nuovo ruolo degli insegnanti non vaccinati

La lettera continua esponendo tutto la delusione per il trattamento ricevuto: «Ecco come far sentire chi si occupa dell’educazione della futura classe dirigente come “reietti di Stato”. Con una nota, il nostro caro Ministro Bianchi, ha precisato che «il personale docente ed educativo inadempiente all’obbligo vaccinale, cui è preclusa l’attività didattica, potrà essere impiegato nello svolgimento di tutte le altre funzioni rientranti tra le proprie mansioni, quali, a titolo esemplificativo, le attività anche a carattere collegiale di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione». Sorge spontaneo chiedersi come si possa assolvere a tali compiti nel lato pratico, visto e considerato che non dovremo stare fuori dalle aule per le 18 ore a settimana sancite dal nostro contratto, bensì addirittura 36 ore a settimana, come il personale amministrativo tecnico e ausiliario».
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Un decreto probabilmente illecito

L’insegnante denuncia, inoltre, la probabile illegittimità del provvedimento: «Tutto questo presenta ovvie illegittimità amministrative, in quanto una nota ministeriale, a rigor di logica, non potrebbe andare a modificare unilateralmente un monte ore ben preciso, stabilito tramite apposito CCNL. Ma è anche vero che ormai siamo ben consapevoli degli abusi perpetrati dai burocrati del Governo, che prima fanno gli illeciti e poi attendono i ricorsi, usando la logica del “chi vivrà vedrà”. Ovviamente, in una casistica del genere, come docenti pagheremmo un prezzo altissimo, sia rispetto agli altri colleghi del personale scolastico, ma soprattutto rispetto a quei lavoratori che dal 1 aprile hanno ripreso il lavoro esattamente come prima della sospensione, come ad esempio le forze dell’ordine. Per quale motivo la nostra già martoriata categoria dovrebbe continuare a subire simili vessazioni? Sicuramente prenderemo i dovuti provvedimenti».
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Un danno per le casse pubbliche

L’insegnante conclude il proprio pensiero chiosando sull’opportunità economica di adottare un simile provvedimento: «Un’altra questione che si pone dinnanzi alla totale assenza di logica di quest’ultimo decreto è che io ed i miei colleghi torneremo a scuola (grazie al cielo!) con stipendio pieno, ma quando verremo sostituiti da altri docenti vaccinati bisognerà considerare, ovviamente, che anche a loro dovrà essere versato lo altro stipendio. E dove si prenderanno questi soldi? Dal fondo destinato alla valorizzazione della professionalità docente, quindi togliendo risorse ai colleghi vaccinati che continueranno ad insegnare in aula. Dunque la fregatura è doppia e, grazie alle indicazioni del Ministro Bianchi e del Governo Draghi, rimarremo tutti scontenti! Una vera e propria mortificazione dell’ambiente scuola e dei suoi appartenenti, sia lato alunni che lato docenti, con questi ultimi trattati né più, né meno come l’ultima ruota del carro».
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Come raccontava l’insegnante, agli accanimenti burocratici di Ministri e politici, nostro malgrado, siamo abituati. Diventa anche necessario, però, domandarsi quale sia il senso di imporre simili restrizioni e sconquassi lavorativi agli insegnanti non vaccinati, in primo luogo alla luce dell’ormai acclarata consapevolezza scientifica sulla totale inutilità dei vaccini in tema di prevenzione della trasmissione del contagio e, in seconda istanza, tenendo conto dell’evidente danno arrecato alle casse pubbliche conseguente al doppio pagamento dello stipendio la sostituzione di una persona sana, perfettamente in grado di assolvere alle proprie mansioni. L’ennesimo pasticcio gestionale di un Governo che non sembra essere all’altezza di alcun compito.

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