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Sprechi, truffe, appalti truccati: così l’emergenza Covid è diventata un affare per gli sciacalli

Pubblicato il 02/03/2022 10:35 - Aggiornato il 03/08/2022 14:07

Il risultato della gestione dell’emergenza Covid? L’aumento delle frodi di Stato, che si sono moltiplicate sfruttando i poteri ridotti degli organi di controllo, sacrificati sull’altare della normativa emergenziale. A lanciare l’allarme è stata la Corte dei Conti, facendo il punto dopo il susseguirsi di scandali legati a sprechi di denaro pubblici, come le ormai celebri mascherine “tarocche” di Domenico Arcuri, e appalti irregolari. Un organismo che ha il compito di tutelare i diritti sociali dei cittadini. E che si è trovata a operare, di recente, tra mille difficoltà.

In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022, che ha visto la partecipazione anche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stato infatti sollevato il problema della normativa emergenziale alla quale il governo ha fatto spessissimo ricorso durante la pandemia e che ha finito per limitare le responsabilità per danno in caso di omissioni gravemente colpose. E in contrasto con il regolamento Ue che prevede il recupero, a iniziativa degli Stati, delle spese illegittime.

Come spiegato da Salvatore Sfrecola sulle pagine della Verità, fin dall’inizio dell’emergenza le spese folli (come mascherine cinesi e banchi a rotelle) sono andate di pari passo con le iniziative degli approfittatori, gli “sciacalli del Covid”, agevolati da un Parlamento che aveva abbassato la guardia. Nel 2021 sono così stati accertati illeciti gravi nelle procedure d’appalto, per l’affidamento dei servizi di disinfezione, sterilizzazione, pulizia, lavanderia e via dicendo, e turbative d’asta per l’acquisto di strumentazioni chirurgiche. E ancora: indebiti rimborsi ai farmacisti, mancato utilizzo di attrezzature sanitarie, irregolarità nell’affidamento di servizi di coperture assicurative.

In un clima di crescente preoccupazione per la gestione dei fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che si teme possa dare il là a ulteriori abusi, il procuratore generale Angelo Canale ha riferito che il 20% delle citazioni in giudizio nel 2021 hanno riguardato indebite percezioni di fondi europei e nazionali, “frodi comunitarie” dal peso complessivo di 231 milioni di euro. Un dato in forte crescita rispetto a quello del 2020, a testimonianza di come il clima di emergenza permanente voluto dagli ultimi governi abbia finito per favorire truffe e sprechi.

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