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“Siamo preoccupati per i nostri bambini e non solo…” La denuncia che inchioda il governo alle sue responsabilità

Pubblicato il 26/01/2022 13:23

Di seguito riportiamo il testo della lettera che è stata inviata al ministro della Salute e al Ministro della Pubblica Istruzione da un gruppo di genitori sempre più preoccupati a causa non solo della difficile -per non dire impossibile- gestione familiare dei figli, ma anche e soprattutto per gli effetti negativi che le misure adottate dal governo hanno su di loro.

“Egregi signori Ministri  
Siamo un gruppo di genitori estremamente preoccupati per gli effetti psicologici negativi che la gestione dei protocolli covid, in particolare nella scuola primaria, stanno arrecando ai nostri bambini.

Stentiamo a comprendere il motivo per cui un bambino guarito dal covid da pochi giorni debba essere nuovamente sottoposto a tampone se in classe un compagno risulta positivo: ci domandiamo perchè non è possibile effettuare la sorveglianza attiva, così come previsto dai regolamenti in vigore in tutta Italia e per tutte le categorie (ragazzi, lavoratori, pensionati…)

Ci chiediamo per quale ragione vengano mandati in quarantena bambini vaccinati o bambini appena guariti dal covid se si verificano due casi positivi nella classe (? ) Non ha senso.Non ha alcun fondamento scientifico. 

Da sempre la scuola è un servizio per i suoi allievi e per le famiglie. questa impostazione invece avalla il sospetto che le famiglie debbano essere al servizio della scuola, visto che non c’è alcuna evidenza del fatto che queste pratiche abbiano efficacia.

Ricordiamo che nelle classi (dove gli insegnanti sono tutti vaccinati) , viene osservato il più rigoroso rispetto del distanziamento sociale, utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e igienizzazione continua delle mani;
inoltre la fascia di età 5/12 anni è la meno colpita dagli effetti gravi della malattia: nella quasi totalità dei casi sono asintomatici: i nostri figli sono coloro che, nonostante a livello clinico rispondano ottimamente alla positività al virus, sono costretti a pagare il prezzo più alto in termini di normalità, di qualità di vita, qualità di istruzione (chiunque abbia assistito alle 2 ore al giorno previste per la dad alle elementari converrà che non si può parlare di istruzione di qualità).


Con il ricorso continuo a tamponi inutili siamo solo riusciti a intasare il sistema di tracciamento che ormai, inutile nasconderlo, è completamente saltato, ats non riesce a gestire l’enorme mole di richieste, causa inutili ritardi a un sistema già affaticato; abbiamo tolto spazio a tutti coloro che realmente avrebbero necessità di sottoporsi a tampone perchè sintomatici;
ormai ogni bambino di 6-7 anni, dovendo sottostare ai rigidi  protocolli della primaria, è già stato sottoposto a tampone decine di volte ed ha sperimentato anche oltre un mese di reclusione in casa, con enormi ripercussioni in termini di sereno e normale sviluppo psicofisico. Sono terrorizzati all’idea di dover rifare il tampone e di dover essere nuovamente rinchiusi  in casa, senza contatti con altri bambini.

Un’ultima riflessione riguarda il lavoro dei genitori, in particolare delle mamme , che devono assentarsi per seguire i figli in dad, con l’inevitabile effetto di pregiudicare sia la carriera lavorativa, sia il buon andamento economico della famiglia, dal momento che l’assenza, in questi casi, è indennizzata solo al 50% (oltretutto previa domanda all’INPS-!-). Molti ovviamente sono costretti a ricorrere alle ferie o ai permessi non retribuiti.

Sempre più spesso accade le famiglie sono penalizzate e gravate da uno stress insostenibile: è necessario che la scuola si adegui almeno ai protocolli nazionali di gestione del covid, che non è più un’emergenza, è sempre più simile alle antiche influenze di cui si sta iniziando a perdere memoria, e con il quale dobbiamo imparare a convivere il più serenamente possibile.

La nostra richiesta è che il protocollo di gestione covid della scuola primaria si adegui alla normativa vigente su tutto il territorio nazionale, se non addirittura avviare un confronto con le famiglie per trovare soluzioni migliori: tra i genitori esistono competenze sanitarie, organizzative e di logistiche che potrebbero giovare al miglioramento del protocollo stesso.”

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