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Sfratti più rapidi contro le famiglie in difficoltà: il governo Draghi si accanisce sugli italiani

Al momento di presentare il Pnrr, respingente acronimo che sta per Piano nazionale di ripresa e resilienza, il governo Draghi aveva parlato con toni trionfali di stimoli dell’economia, innovazione, sostenibilità ambientale, infrastrutture. Dimenticando, in mezzo a tanto lodarsi, di sottolineare anche come nel programma ci fosse anche un’accelerazione dei tempi di esecuzione immobiliare, così da rendere più facile le procedure di sfratto a danno delle famiglie in difficoltà. Un’omissione non proprio irrilevante.

Sfratti più rapidi per le famiglie in difficoltà: così il governo Draghi si accanisce contro gli italiani

I passaggi del Pnrr dedicati alla giustizia prevedono infatti una riforma diretta ad accorciarne i tempi e a velocizzare di conseguenza l’esecuzione delle sentenze. Un quadro nel quale si inserisce, però, anche la procedura esecutiva immobiliare, che verrà resa più celere da alcuni cambiamenti che rischiano di avere un impatto drammatico sulla situazione dei debitori, con lo scopo di offrire a creditori e acquirenti maggiori garanzie riguardo alla soddisfazione delle loro pretese.

In attesa del relativo disegno di legge-delega, che potrebbe arrivare nel 2022, il testo del Pnrr traccia la linea da seguire: la liberazione dell’immobile avverrà subito dopo l’emissione dell’ordinanza che ne autorizza la vendita, non più dopo il decreto di trasferimento, con la conseguenza che si avrà meno tempo a disposizione per lasciare la propria abitazione. Un passaggio che si accompagna alla cancellazione della legge Bramini, pensata per risparmiare alle famiglie italiane dolorose umiliazioni.

Sergio Bramini, imprenditore di Monza, era stato infatti vittima di uno sfratto disumano nel 2018, con uso sproporzionato della forza pubblica di fronte alle telecamere. Un caso che aveva fatto clamore. Al punto da spingere il M5S, con il senatore Gianluigi Paragone in prima linea, ad assegnare allo stesso Bramini il compito di scrivere una legge, approvata nel febbraio 2019, che prevedeva l’impossibilità per il custode fallimentare di sostituirsi al debitore e lo stop allo sloggio preventivo, dando tempo al debitore di trovare una sistemazione. Il governo Draghi ha però deciso di tornare al passato, spazzando via la norma. Infischiandose delle tante famiglie che, complice la crisi, rischiano di finire per strada.

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