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Se deve affrontare i problemi il governo sa solo scappare

di Gianluigi Paragone.

Siccome non sono affetto dalla sindrome del politicamente corretto, attacco a modo mio e domando: perché l’assembramento è tollerato se si festeggia la liberazione della cooperante Silvia Romano (liberazione molto probabilmente previo pagamento di riscatto) mentre viene rigorosamente punito nel caso di chi difende la libertà di fare impresa e non chiudere bottega? Perché la libertà a pagamento si può festeggiare (come dimostrano le immagini) con capannelli di gente varia, mentre la difesa della libertà costa una multa di 400 euro?

Perché il metro e mezzo di distanza tra giornalisti, cameramen, fotografi diventa un’opinione tutte le volte che c’è da andar dietro al codazzo governativo (come recentemente accaduto a Genova per l’inaugurazione del nuovo ponte autostradale), mentre la distanza se pur rispettata diventa oggetto di discussione con polizia e forze dell’ordine laddove si vuole solidarizzare con gli imprenditori multati?

La risposta è una soltanto: perché quando ci sono da affrontare i veri temi del Paese, il governo scappa. Da alcuni giorni, a Milano un ristoratore di nome Paolo Polli ha deciso di piantare un ombrellone e stazionare precisamente in una delle zone più intense di quella che un tempo era la movida, cioè presso l’Arco della Pace, e avviare uno sciopero della fame in segno di protesta contro le decisioni del governo. E’ lì da mercoledì e nonostante la solidarietà di tanti cittadini comuni oltre che dei suoi colleghi, nessun rappresentante delle istituzioni si è fatto vivo personalmente o telefonicamente: non il fu avvocato del popolo Giuseppe Conte, non un ministro competente (Gualtieri o Patuanelli…), non il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che invece non vedeva l’ora di accodarsi al coro del politicamente corretto “Silvia, ti aspettiamo”. Nessuno che abbia sentito il dovere di spiegare, di chiarire, di confrontarsi: Paolo Polli non vale Silvia Romano. Perché? Perché Paolo Polli non è stato rapito? Beh, dipende dai punti di vista: nemmeno Paolo Polli è più così libero. Ma a lui non si chiede né come sta (visto che sta digiunando da giorni), né perché tanta cocciutaggine a prolungare la protesta.

Ieri sono stato da lui, ho sentito il dovere di stargli vicino. Con me c’era Glauco Marras presidente della Federazione Italiana Ristorazione; ma soprattutto c’erano tanti milanesi che, in segno di solidarietà o solo per curiosità, si fermano in quello spiazzo punteggiato dalle seggiole del flash mob oggetto della discordia. Ogni seggiola, un cartello. Il più comune era quello con su scritto: “100 per cento di spese, 20 per cento di incassi, così non riapriamo”. Per aver manifestato con mascherina e distanza di sicurezza questi imprenditori sono stati multati! 400 euro di ammenda!!! Una vergogna, sulla quale Conte non è (ancora) intervenuto per dire che queste sanzioni saranno condonate. Non solo le categorie sono ignorate, inascoltate, vessate e umiliate; ma pure manganellate a colpi di sanzioni amministrative, di more, di cartelle esattoriali, di bollette nonostante la chiusura…

Il premier Conte, il governo, le regioni: per chi produce economia non ci sono soldi, mentre per pagare il riscatto di Silvia Romano, stando alle indiscrezioni, sì. A questo punto la domanda non può essere elusa: per non dover fallire, lo Stato cosa sta facendo? “Lo Stato c’è”, dice Conte all’aeroporto di Ciampino. No, caro premier, lo Stato c’è per alcuni cittadini, non per tutti. Non c’è per chi rivendica il diritto di fare impresa; non c’è per quegli imprenditori che aspettano di essere pagati dalla Pubblica Amministrazione da anni e per questo vanno in sofferenza (e nonostante i crediti vantati le banche non danno prestiti); non c’è per le vittime della mafia che si vedono fior di boss scarcerati.

Lo Stato non c’è per chi si allea coi forti e lascia il conto da pagare sul tavolo dei più deboli. I quali però adesso si arrabbiano e se ne fregheranno del politicamente corretto. Ogni giorno si organizzano flash mob e manifestazioni: commercianti, ristoratori, proprietari di bar e pub, parrucchieri, estetiste, partite iva, professionisti vari non possono restare a secco di entrate. Le promesse del governo sono diventate una imbarazzante presa per i fondelli. Dopo le promesse sui prestiti bancari, la cassa integrazione, i bonus fantasma, il governo M5S/Pd e la task force di Colao Meravigliao hanno scelto il team di imprenditori con cui dialogare per la ripartenza: gente che va dall’onnipresente Tronchetti Provera al fratello di Emma Marcegaglia, Antonio (per capirci, colui che nel 2008 patteggiò 11 mesi di reclusione con sospensione della pena per il reato di corruzione di funzionari di EniPower), dal capo di Fincantieri Giuseppe Bono (il quale già detta legge al Mise grazie al triestino Patuanelli) a lady Arcelor Mittal, Lucia Morselli, passando per il manager della italianissima Fca, Pietro Gorlier. Insomma il solito giro privilegiato confindustriale.

La rabbia sta montando, pertanto il governo o imparerà a gestire le piazze composte oppure dovrà prendere le misure a piazze scomposte: quel giorno che farà, schiererà l’esercito contro i suoi cittadini per bene? Quel giorno noi staremo dalla parte giusta della Storia. Con il popolo.

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