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Scuola, “così è un pasticcio”. Genitori e insegnanti insorgono contro la svista del decreto

“Così è un pasticcio”, denunciano genitori e insegnanti. Un altro imbroglio di questo governo ha fatto insorgere il mondo dell’istruzione. Un provvedimento contenuto nel decreto Scuola e introdotto a giugno, doveva entrare in vigore con il corrente anno accademico, ma a causa di una svista -che non sorprende considerando l’andazzo del ministero di Azzolina- la riforma è diventata un “pasticcio”.

Doveva essere una piccola rivoluzione, raggiunta dopo anni di battaglie quando in pieno lockdown della scuola è emersa tutta la difficoltà nel valutare gli alunni numericamente. Grazie a questo provvedimento, infatti, i voti in decimi dovevano essere banditi dalle pagelle dei bambini delle primarie, ma così non sarà. Dunque, mentre a fine anno la pagella prevede il ricorso ai giudizi, la pagella del primo quadrimestre avrà ancora i voti.

A causare lo sconcerto è una nota ministeriale a firma del capo dipartimento del ministero all’Istruzione, Marco Bruschi, dove si precisa che «la norma, attualmente, nulla dispone per quanto concerne la valutazione intermedia, che resta dunque disciplinata con votazione in decimi»

Stefania Bassi, 45 anni, insegnante alla primaria Dalla Chiesa a Roma, nell’equipe sull’innovazione del Lazio, è una paladina della questione in merito e spiega: “Abbiamo dovuto ridurre un bambino a un numero”. Riferendosi invece al sistema di valutazione di una volta, ricorda ancora quello della sua maestra che “raccontava chi ero”.

L’irritazione per la svista nel decreto è stata tanta che il Movimento di cooperazione educativa ha esortato gli insegnanti a un atto di disobbedienza: “Il nostro invito è a non usare i voti numerici, in alternativa chiediamo che i collegi dei docenti decidano, con una forzatura, di compilare solo la pagella finale dove sono previsti i giudizi”.

Anche Anp, associazione nazionale presidi, rappresentata da Antonello Giannelli, considera l’errore “inaccettabile” e reclama un intervento urgente per correggere la svista: “Occorre un atto legislativo: la valutazione è un processo unico, non può essere fatta prima in numeri poi coi giudizi”.

Ovviamente anche per i genitori, “primi a denunciare il fatto”, riferisce la Repubblica da cui riprendiamo la notizia, “la nota ministeriale disorienta e sconcerta”, ma, soprattutto “introduce elementi di confusione di cui non si avvertiva la necessità in questo momento”.

A maggior ragione della complessità in vista con questo particolarissimo anno accademico ‘in emergenza’, la valutazione assumeva, nella dimensione pedagogica, un aspetto ancor più importante e sensibile. Ora è corsa contro il tempo del Pd, M5S e Leu con gli emendamenti per rimediare. Ma oramai il pasticcio è fatto, “entro fine ottobre una commissione ministeriale dovrà dire alle scuole come applicare la nuova valutazione”.

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