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“Riduzione significativa delle attività militari”. Spiragli (concreti) di pace in Ucraina

Pubblicato il 29/03/2022 20:18

Kiev: «Sì a neutralità se garanzie adeguate». Mosca: «Ancora lungo percorso verso la pace». Il capo negoziatore russo Medinsky, citato dalla Tass, aveva inizialmente parlato di «colloqui costruttivi» per poi precisare però che la «de-escalation su Kiev non è un cessate il fuoco» e che «il percorso verso la pace è ancora lungo». Chiedendo garanzie di sicurezza come l’articolo 5, la delegazione ucraina fa sapere che: «L’Ucraina non entrerà nella Nato ma la sua candidatura per entrare nell’Unione Europea non può essere bloccata». Il Paese ha, infine, proposto alla Russia di tenere consultazioni per 15 anni sullo status della Crimea.
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Il punto sui negoziati

Il capo della delegazione ucraina, David Arakhmia ha anche aggiunto che «Se il sistema di garanzie per la sicurezza dell’Ucraina proposto alla Russia dovesse funzionare, il governo di Kiev accetterebbe lo status di neutralità». Ha poi precisato che «Con la neutralità non ci sarebbero basi straniere in Ucraina». I colloqui di Istanbul tra Russia e Ucraina hanno dato «risultati sufficienti» per l’organizzazione di un faccia a faccia tra i presidenti dei due Paesi, Putin e Zelensky. Questo è quanto dichiarato dal consigliere presidenziale ucraino, Mikhailo Podolyak. «Continueremo i negoziati con la Russia – aggiunge – ma coinvolgeremo anche i Paesi garanti».
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Le reazioni degli altri Paesi

Blinken: «Parole Mosca? No segnali di serietà». Johnson: «Il cessate il fuoco non è sufficiente».
Il segretario di Stato americano, Antony Blinken: «Noi ci focalizziamo su quello che la Russia fa non su ciò che dice. Ci atteniamo ai fatti». Ha poi aggiunto che «Dobbiamo capire se la Russia sta cercando di prendere tempo per raggruppare le truppe, non lo sappiamo. Se Mosca crede che soggiogare il Donbass sia accettabile è in errore. Gli ucraini determineranno il loro destino». Il premier britannico Boris Johnson, secondo quanto riportato dal suo portavoce, ha spiegato anche che un cessate il fuoco non sarà considerato una condizione sufficiente per iniziare a ridurre le sanzioni nei confronti della Russia, e che solo il ritiro sarà considerato un buon punto di partenza per intavolare una discussione. «La pressione su Putin dovrà essere aumentata, sia tramite ulteriori misure economiche, sia fornendo aiuti militari all’Ucraina, per assicurarsi del fatto che la Russia cambi completamente direzione. Giudicheremo Putin dalle sue azioni». Johnson ha poi osservato «una riduzione dell’attività bellica russa intorno a Kiev».
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Praga espelle diplomatico russo e Macron chiama Putin

La Repubblica Ceca ha annunciato l’espulsione di un diplomatico russo. Dovrà lasciare il Paese entro 72 ore. La notizia arriva nello stesso giorno in cui anche Belgio, Olanda e Irlanda hanno espulso altri diplomatici russi. Nel frattempo si è conclusa la telefonata Macron-Putin. La chiamata è durata circa un’ora e si è conclusa alle 17.30, secondo quanto riferisce l’Eliseo.
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Il resoconto

Siamo arrivati al 34esimo giorno di guerra. Si è conclusa la prima giornata dei colloqui tra Mosca e Kiev a Istanbul. Il Cremlino ha annunciato una «riduzione significativa delle attività militari a Kiev e Chernihiv», chiarendo però che «non si tratta di un cessate il fuoco». Dubbi sono stati espressi da parte americana: «Non vediamo segnali di serietà da parte di Mosca». L’aviazione e la difesa aerea ucraine sono state «praticamente distrutte» dalle forze russe, ha dichiarato il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu. Zelensky ha accusato: «I russi deportano i civili e violentano le donne». Il Cremlino replica: «Solo falsità». È durata poco più di un’ora la telefonata tra Biden e i leader Ue. Il leader ceceno Geremeyev ferito gravemente a Mariupol.

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