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Ricchi dividenti e zero investimenti: così i Benetton si sono mangiati le nostre autostrade

Pubblicato il 05/11/2021 11:27

Tutto è iniziato con la stagione delle privatizzazioni scellerate, quella benedetta da Mario Draghi, oggi premier osannato da Bruxelles e molto meno dagli italiani. Da lì, sul finire degli anni Novanta, sono iniziate le fortune dei Benetton, imprenditori trevigiani che dopo aver messo le mani sulle nostre autostrade le hanno spremute come limoni, seguendo un copione in scena ancora, nonostante le promesse del M5S di revoca delle concessioni. Una pagina bruttissima della nostra storia raccontata dal giornalista del Sole 24 Ore Gianni Dragoni nel libro La sacra famiglia, vent’anni di affari fatti sulle spalle degli ignari cittadini.

Il vero e proprio spartiacque per i Benetton, scrive Dragoni, è il 2003, anno in cui viene fatta una trasformazione che porta allo sdoppiamento della vecchia società Autostrade: in basso nasce la concessionaria Aspi, sopra la nuova holding quotata Autostrade che cambia nome in Atlantia. Gli imprenditori nel frattempo mettono in chiaro fin da subito le loro intenzioni, con una distribuzione dei dividendi crescente iniziata fin dal loro arrivo. Il trasferimento delle azioni per la cessione di Autostrade è del marzo 2000, una settimana dopo ecco approvata una distribuzione ai soci di dividendi per un totale di 189,4 milioni di euro su un utile consolidato di 298 milioni. Ai Benetton finiscono in tasca ben 34,1 milioni.

Ricchi dividenti e zero investimenti: così i Benetton si sono mangiati le nostre autostrade

Neanche il tempo di mettere i piedi in Autostrade, insomma, e i Benetton si mettono subito a prelevare una bella fetta di utili realizzati dalla gestione precedente, quella pubblicata guidata dall’Iri. “Con il bilancio del 1999 c’è un aumento del 34,8% delle cedole rispetto ai 140,5 milioni pagati l’anno precedente”. Con il dividendo andato ad aumentare quasi sempre negli anni successivi. Gli azionisti, sostanzialmente, iniziano a drenare le risorse dell’azienda, mentre gli italiani si trovano a fare i conti con pedaggi al casello in costante crescita.

Dal 2007, prima che il capitale venisse aperto ad arabi e cinesi, ecco poi un’ulteriore impennata nei dividendi: in quell’anno Aspi versa ad Atlantia, socio unico, 544 milioni, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nei mesi seguenti il monte dividendi è sempre superiore al mezzo miliardo, con la sola eccezione del 2009 (485 milioni). Dividendi, ricavi e pedaggi in crescita, mentre gli investimenti sulla manutenzione calano: sono 1.114 milioni nel 2009, diventano addirittura 508 milioni nel 2018. Un dato che, da solo, racconta perfettamente l’intera storia delle nostre autostrade, trasformate tristemente in limoni da spremere.

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