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Politici, giuristi, parenti famosi: tutti i nomi della “Corte dei Benetton”

Come si diventa intoccabili, capaci di uscire indenni da qualsiasi scandalo? Una domanda che sorge spontanea osservando lo sviluppo delle indagini per la tragedia del Ponte Morandi di Genova, costata la vita a 43 persone e per la quale non è però stata ancora emessa nemmeno una condanna in primo grado. Il tutto nonostante intercettazioni agghiaccianti che chiamano in causa i manager di Atlantia e Autostrade, che parlano con estrema naturalezza di mancata manutenzione e finti controlli. Al vertice della piramide loro, i Benetton, gli imprenditori contro i quali tutti puntano il dito e che restano però saldamente inchiodati alle poltrone, i portafogli più gonfi che mai nonostante le tante accuse. Merito di un processo di consolidamento del potere durato anni e che ha coinvolto tante personalità di spicco.

Politici, giuristi, parenti famosi: quanto pesa davvero la "Corte dei Benetton"

Nel libro La Sacra Famiglia, il giornalista Gianni Dragoni cerca di ricostruire proprio la fittissima rete intrecciata negli anni dai Benetton, a partire dalle privatizzazioni firmate Romano Prodi fino al rinnovo delle concessioni autostradali sottoscritto da ogni forza politica, da destra a sinistra, senza colpo ferire. Un percorso costellato da volti noti, tutti legati in un modo o nell’altro alla famiglia di imprenditori: politici, figli illustri, padri della patria. Tra questi ultimi Dragoni inserisce per esempio il giurista Sabino Cassese, 86 anni, ex giudice della Corte costituzionale ed ex ministro della Funzione Pubblica con Ciampi. Uno che si è speso molto per difendere i Benetton all’indomani della tragedia del Morandi. E che guarda caso era entrato “nel cda di Autostrade appena privatizzata rimanendovi fino al 2005”.

Anche altri illustri giuristi hanno incrociato la loro strada con quella degli imprenditori. E qualche parente illustre. Dragoni parla di Giulio Napolitano, figlio dell’ex presidente della Repubblica Giorgio, e Bernardo Giorgio Mattarella, figlio di Sergio, collegandoli entrambi a Cassese: “Sono tutti e tre nell’Irpa, un centro studi sulla pubblica amministrazione del quale fa parte anche Luisa Torchia, a sua volta ex segretario generale della fondazione Astrid di Franco Bassanini e Giuliano Amato. Anche la Torchia è stata nel cda di Autostrade e dopo il crollo del Morandi viene nuovamente arruolata dai Benetton, stavolta come amministrativista”. Anche Trochia è stata una delle voci più attive sui giornali del difendere gli imprenditori trevigiani dopo la tragedia del ponte, senza che nessuno sollevasse dubbi sulla sua imparzialità.

E ancora: Enrico Letta, dopo la pugnalata patita per mano di Renzi, “si consolò sedendo nel cda di Albertis, soci di Atlantia-Benetton”. Più difficile tenere il conto degli incarichi ottenuti da Antonio Mastropasqua, commercialista vicino a Gianni Letta e “nel consiglio di Autostrade dal 2003 al 2013, poi spostato nel collegio sindacale”. Secondo Dragoni, i Benetton lo hanno sempre voluto vicino per avere “in dote i suoi legami con Letta e la sua capacità di lobbista in Forza Italia” ma la sua influenza arriverebbe “fino a Matteo Renzi”.

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