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Più tasse sugli affitti: la proposta Pd che fa tremare proprietari e inquilini

Pubblicato il 03/05/2022 09:49 - Aggiornato il 03/08/2022 13:46

Ci sono luoghi comuni e pregiudizi, ancora oggi, difficilissimi da scardinare. Come quello che vede il centrosinistra italiano ancora convinto che i proprietari di casa rappresentino una categoria di persone avide e ricche, da spremere a tutti i costi per portare nelle casse dello Stato risorse preziose. Ci hanno provato in tanti, negli anni, a far capire a Pd e compagnia che in realtà in Italia gli appartamenti sono un bene diffuso tra i risparmiatori o tra i pensionati, che hanno investito importanti risorse in quell’immobile pur non navigando nell’oro. Niente da fare. La sinistra non cambia idea. E si prepara, nonostante le proteste, all’ennesimo assalto.

Da Enrico Letta a Giuseppe Conte, si sta cementando col passare dei giorni un’alleanza trasversale che mira a toccare nuovamente la casa intaccando, nello specifico, la cedolare secca. Uno strumento di cui possono avvalersi i proprietari di immobili affittati come abitazioni e che consiste nel sottoporre i canoni di locazione a una tassazione forfettaria del 21%, aliquota che scende al 10% per i canoni concordati. Una misura introdotta anni fa dall’ultimo governo Berlusconi e che la sinistra vorrebbe ora ritoccata, in maniera anche pesante.

Come spiegato da Franco Vergnano sulle pagine di Libero Quotidiano, l’idea è infatti quella di innalzare l’aliquota dal 21% al 26%, in base all’assunto secondo il quale i redditi degli immobili andrebbero tassati come quelli finanziari. La cedolare secca, strumento molto utilizzato in Italia negli ultimi anni, porta vantaggi soprattutto agli inquilini, cosa che non può dirsi invece per il locatore. Già oggi, infatti, in alcuni casi può essere più conveniente affidarsi al regime ordinario.

Qualora il governo dovesse continuare dritto per la sua strada, penalizzando i canoni con una cedolare secca al 26%, l’opzione diventerebbe immediatamente meno appetibile in molti casi, non solo per chi ha un reddito medio-alto. Con il rischio, di conseguenza, che molti contratti vengano adeguati al tasso di inflazione per sfuggire alla scarsa convenienza della nuova cedolare secca o finiscano per essere più alti fin dall’inizio. Un incentivo, di fatto, al caro affitti, che non aiuterebbe affatto gli italiani.

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