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Così Pfizer recluta No vax a pagamento per testare la pillola anti-Covid

Pubblicato il 15/12/2021 10:48

Pfizer sta mettendo a punto la sua pillola anti-Covid che si chiamerà Paxlovid. Il colosso farmaceutico americano non vuole limitarsi agli introiti derivanti dal vaccino e spiana la strada ad un altro gigantesco investimento che – certamente – frutterà altri svariati miliardi di dollari. L’azienda ha infatti già chiesto l’autorizzazione all’uso in emergenza (pratica già adottata con grandi benefici per i vaccini) alla Food and Drug Administration, l’ente di vigilanza farmacologica americano. I primi dati della sperimentazione della pillola Pfizer sono stati diffusi ieri, 14 dicembre, e questo vuol dire che non ci vorrà molto tempo ad avere l’autorizzazione. Ma come è stata fatta questa sperimentazione? Lo spiega molto bene Franco Bechis su Il Tempo. (Continua a leggere dopo la foto)

Non era affatto facile mettere insieme il campione dei volontari. Per una ragione principale: “Era necessario fossero no vax, che non avessero ricevuto fin qui né la prima né la seconda e figuriamoci poi la terza dose di vaccino. Ma non bastava, visto il tipo di sperimentazione: oltre ad essere no vax, era necessario pure che avessero avuto da poco una esposizione al virus perché restati a contatto stretto con qualche positivo, o essere loro stessi con sintomi della malattia da non più di cinque giorni. Dunque un no vax che abbia paura di essere stato contagiato o che abbia contratto il virus da poco e in forma lieve, disposto a buttarsi fra le braccia del simbolo di Big Pharma mondialmente più noto e a diventare proprio per Pfizer una cavia umana nella sperimentazione del medicinale”. (Continua a leggere dopo la foto)

Continua Bechis: “Pfizer ha trovato 2.246 no vax adulti arruolati per la sperimentazione in fase due del suo candidato antivirale orale. Il 41% di quel campione è stato trovato negli stati Uniti, il restante 59% in Europa, Sudafrica e alcuni paesi asiatici. Quel che non hanno potuto le campagne di vaccinazione, i discorsi dei virologi, dei politici e del sistema mediatico, è riuscito invece al colosso farmaceutico grazie allo specchietto per allodole più antico del mondo: la moneta. Non sappiamo quanto abbia offerto Pfizer ad ognuno dei volontari, ma è stato più che convincente. Una lezione per i governi di tutto il mondo”. (Continua a leggere dopo la foto)

La fase 2/3 del Paxlovid è stata buona: “Ha ridotto dell’89% il rischio di ospedalizzazione o morte per qualsiasi causa rispetto al placebo fornito in contemporanea. A dire il vero il rischio di morte è stato ridotto del 100%, visto che a 28 giorni di distanza dalla somministrazione della pillola antivirale Pfizer non si è registrato alcun decesso”. Al contrario del vaccino, aggiungiamo noi… Vaccino che, nei piani di business dell’azienda, verrà prodotto per circa altri 10 anni.

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