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Padova, la polizia interviene per fermare i manifestanti No Green pass: cosa sta succedendo

Pubblicato il 07/01/2022 14:24

La manifestazione organizzata da No Vax e No Green pass è stata fermata sul ponte di Noventana, dove i partecipanti partiti da Venezia sono stati bloccati dalle forze dell’ordine mentre cercavano di raggiungere Padova. Ancora una volta, è subito scattata dunque la repressione nei confronti degli italiani stanchi di sopportare le imposizioni del governo, che ha scelto di impedire a chi non si vaccina una normale quotidianità nonostante i dati sottolineino da tempo quanto inutile siano queste restrizioni.

In un Paese in cui il numero dei contagi è in costante ascesa nonostante le strette sempre più feroci decise da Draghi e dai suoi ministri, i nostri governanti non hanno infatti altra strategia che non quella di continuare a puntare il dito contro i non vaccinati. Ignorando i dati provenienti, per esempio, da Israele, Paese che per primo ha proceduto a somministrazioni di massa sulla popolazione e che è andato ugualmente incontro a nuovi picchi nei contagi. Con repressioni continue verso chi prova a manifestare il proprio dissenso, come accaduto in queste ore.

La manifestazione partita da Venezia e guidata dal capo dei portuali Stefano Puzzer e dal giudice Paolo Sceusa ha come obiettivo quello di arrivare a Roma dopo aver attraversato l’Italia, raccogliendo l’adesione di tutti gli italiani stanchi di vedere calpestate le proprie libertà. Sul ponte di Noventana, però, è scattato l’intervento della polizia, intervenuta per impedire l’ingresso dei partecipanti a Padova.

Il blocco delle forze dell’ordine ha portato all’identificazione dei manifestanti, alcuni dei quali hanno deciso comunque di proseguire nella protesta. Chi ha scelto di continuare la marcia sarà multato. Uno stop che ha scatenato subito polemiche sui social, con diversi utenti a chiedersi, non senza una buona dose di malizia, quanti problemi si eviterebbero se dal ministero dell’Interno si decidesse di usare il pugno di ferro su tanti altri fronti, invece di limitarsi a stroncare puntualmente la rabbia di chi trova ingiusto l’obbligo di certificazione virtuale per poter vivere una vita normale.

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