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Niente sospensione per i medici no-vax: la sentenza del Tar che smantella l’obbligo vaccinale

Pubblicato il 02/03/2022 14:58 - Aggiornato il 03/08/2022 14:07

Si aprono le prime crepe intorno all’obbligo vaccinale, il provvedimento adottato dal governo per costringere tutta la popolazione al di sopra dei 50 anni a sottoporsi alla somministrazione dei farmaci anti-Covid pena l’impossibilità persino di lavorare e guadagnarsi quindi da vivere. Un passaggio chiave della strategia di contrasto della pandemia adottata dall’esecutivo Draghi e indigesta a un numero sempre crescente di italiani. E contro la quale è arrivata ora una sentenza del Tar della Lombardia che potrebbe trasformarsi in vero e proprio spartiacque.

Come raccontato dalla testata L’Indipendente, infatti, il Tar lombardo ha stabilito che i professionisti legati al mondo sanitario non vaccinati per propria volontà non possono essere sospesi dall’Ordine ma, anzi, devono essere messi in condizione di poter svolgere il proprio lavoro da remoto. Un passo avanti verso la messa in discussione dell’impianto creato in questi mesi da Draghi e ancora in piedi nonostante i numeri relativi a contagi e ricoveri facciano respirare forte ottimismo.

Nello specifico, la sentenza n. 109/22 del primo grado della giustizia italiana fa leva sulla discrezionalità relativa all’interpretazione dell’articolo 4, comma sesto, del decreto legge 44/2021, convertito poi nella legge 76/2021. Secondo la norma, la vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2 costituisce requisito essenziale per l’esercizio del lavoro da parte “degli esercenti di professioni sanitarie e degli operatori di interesse sanitario”.

Il Tar ha di fatto reinterpretato una parte della disposizione alla luce di un principio di matrice europea, secondo cui fra le scelte necessarie a soddisfare l’interesse pubblico bisognerebbe adottare “l’opzione meno gravosa per i soggetti interessati, evitando sacrifici inutili”, sottolineando così la necessità di mantenere una proporzione fra il fine e i mezzi. Se esistono dunque alternative che permettono di svolgere la professione senza entrare in contatto con il pubblico, come la telemedicina, questi devono accessibili ai medici che non abbiano rispettato l’obbligo vaccinale. Un primo passo avanti al quale potrebbero presto seguirne altri.

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