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Ma ormai SuperMario è già diventato il Papa Re

Pubblicato il 05/11/2021 18:20

di Gianluigi Paragone.

L’ipotesi di Giancarlo Giorgetti, il gran maestro leghista in fatto di relazioni politicamente pericolose e trame finanziarie, su un presidenzialismo in salsa draghiana non è una boutade di Palazzo, ma la proiezione di un governatorato già in essere. Un governatorato emergenziale.

Mario Draghi non è un primus inter pares, un presidente del Consiglio come la (fu) Costituzione prevede: Mario Draghi è il Governatore dell’Italia, è colui che ha addomesticato una maggioranza parlamentare composta da gente entrata per spaccare il sistema e che ora è più triste delle dame di compagnia e di viscidi cortigiani. Non solo. Non bastandogli i numeri in parlamento è campione assoluto di voti di fiducia in un dato arco temporale. Insomma, Draghi è il Padrone del Parlamento. E’ il faro nell’emergenza e la luce di una moltitudine di peones e di penne in cerca di autore. Draghi è la salvezza e lo Spirito santo. Draghi è italiano, europeo, mondiale e mondialista. Draghi è tutto. O quasi… Gli manca l’incoronazione nella notte di Natale.

Per questo Giorgetti, che ormai si muove come un cardinale, si è premurato di aprire la porta del conclave e proporre la quadratura del cerchio. Perché scaldarsi sulle incertezze del dopo Mattarella, quando Mario Draghi può essere il Presidente di una repubblica presidenziale o semipresidenziale perimetrata da una Costituzione incistata su una repubblica parlamentare? Draghi Presidente è lo spariglio che tutti vogliono. E’ il papa re. E’ l’uomo forte che la Costituzione non prevede (nè vorrebbe) ma che tutti vogliono per affrontare l’emergenza di uno Stato, non uno stato d’emergenza.

Il parlamento prossimo venturo sarà a ranghi ridotti, sarà sempre più servile e poi ormai la decretite non è più una malattia di stagione, va accettata con un bel vaccino presidenziale. E che dire del giornalismo? La Rai centralizzerà le stanze dei tg in una war room unica con un direttore unico: inutile spendere soldi quando la scaletta è la stessa. Non c’è resistenza. Nè ce ne dovrà essere perchè… “Dove lo troviamo un altro come Lui; teniamocelo stretto prima che se ne vada”. Ecco, preghiamolo a restare con un Padre nostro, dove il Padre è sempre lui.

Insomma, non siamo ancora alla tentazione del governo militare evocato da Sorgi (<a mali estremi, estremi rimedi>) ma siamo alla beatificazione dell’uomo solo al comando. Con i salamelecchi di quegli antifascisti che cantavano Bella Ciao, i quali a furia di parlare di ismi sono entrati dentro il draghismo a tal punto da esserne gli arditi.

Ma a tutti costoro mi permetto di domandare: quando Draghi non dovesse più esserci e dovesse arrivare un altro, si torna allo spirito della Costituzione oppure il Presidenzialismo in salsa draghiana resta? Domanda inutile. Le regole si applicano coi nemici e si interpretano coi nemici. Per questo il popolo poi (si) sfila.

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