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La Lega vuole Salvini ministro nel governo Draghi

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui Matteo Salvini non era affatto un fan di Mario Draghi, anzi. Di lui, il leader della Lega diceva: “Conto che gli italiani in Europa facciano gli interessi dell’Italia come fanno tutti gli altri Paesi, aiutino e consiglino e non critichino e basta”. Un’epoca fa? Macché, parliamo soltanto del 2018, quando l’ex ministro degli Interni non era stato ancora colpito da improvvisa folgorazione per Bruxelles e, anzi, definiva l’Europa “un covo di serpi e di sciacalli”, senza escludere la possibilità di un’Italia fuori dall’Ue. Oggi, le cose non stanno più così.

Salvini ora vuole un ministero nel governo Draghi: "Sarebbe una scelta logica"

Salvini nel frattempo è passato dal no a Draghi al forse, fino all’assolutamente sì. Candidandosi addirittura a un ruolo chiave nel nuovo esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce e totalmente asservito all’Europa. Il leader della Lega ha lasciato in queste ore che fosse il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, ad avanzare subito preteste, attraverso i microfoni del programma The Breakfast Club su Radio Capital: “Se il governo sarà politico, la logica vuole che Salvini debba essere ministro”.

“Non siamo felici – ha detto Molinari – di sedere allo stesso tavolo di 5stelle e Pd. Il nostro governo con il 5stelle è stato un grave errore ma ora è un’altra cosa. Il primo partito d’Italia per consensi non può fare spallucce davanti all’appello del presidente Mattarella. Sarebbe da irresponsabili. Per noi, l’alternativa migliore sarebbe stata un esecutivo a tempo, con una data certa per le elezioni. Non mi pare però che questa sia l’intenzione di Draghi e Mattarella”.

“Davanti alla chiamata del presidente della Repubblica – ha concluso Molinari – bisogna almeno ascoltare, iniziare a sbraitare non credo sia una mossa sensata. Come ci ricompatteremo? Finché la legge elettorale resta questa il modo di compattare il centrodestra si deve trovare per forza”. Salvini, insomma, gonfia il petto, dice sì a Draghi e invoca un ministero del governo che verrà. Inchinato, anche lui, alle volontà di quel “covo di serpi e sciacalli” che si chiama Bruxelles.

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