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Il tramonto dell’euro: ecco perché la guerra in Ucraina può dare il colpo di grazia alla moneta unica Ue

L’attacco russo all’Ucraina con tutto quello che ne è conseguito, a partire dalle sanzioni adottate dai Paesi Ue nei confronti di Mosca, ha messo in evidenza ancora una volta tutta la debolezza dell’euro, scivolato al minimo nei confronti del rublo e quasi in parità con il dollaro. Una guerra delle monete che annuncia quelle che sarà la prossima geografia economico-politica del mondo e che vede il Vecchio Continente in una situazione non proprio facile, per usare un eufemismo. Anche perché nel frattempo Christine Lagarde, presidente della Bce, è sembrata di una categoria decisamente inferiore rispetto alla dirimpettaia Elvira Nabiullina, governatrice della Banca di Russia, la donna che agganciando il rublo all’oro e imponendo la conversione in moneta russa ha evitato il default.

Come spiegato da Panorama, “se in Europa il re è nudo, in Italia è in braghe di tela”. Lo ha fatto capire Mario Draghi al Parlamento di Strasburgo, tornando a invocare un tetto comune al prezzo del gas mentre l’Europa si mostrava addirittura divisa sullo stop al petrolio da Mosca. Il premier italiano “sa che l’Italia, perso l’ombrello della Bce, va sul mercato da sola e pagherà un prezzo altissimo”, con lo spread che segna già 200 punti e il Btp che sconta un rendimento prossimo al 3%. I mercati, consapevoli del fatto che la Bance centrale europea dovrà alzare i tassi, scontano già il rialzo e, nel caso dell’Italia, si fanno pagare un aumento di rischio.

Ecco, allora, gli effetti della guerra sulla nostra economia, quelli nascosti con imbarazzo dalle testate più vicine al governo: Draghi non ha potuto chiedere altro debito, non volendo abiurare al superbonus, consapevole però del fatto che difficilmente gli altri Paesi Ue saranno disposti a prestarci nuovi soldi per la spesa corrente. L’Italia rischia così di tornare a essere dipinta come “il malato d’Europa”, etichetta che ci è stata spesso appiccicata addosso, mentre il superdollaro e l’immobilità della Bce continuano ad affossare l’euro.

L’unico vantaggio, sulla carta, di un euro debole sarebbe la possibilità di un aumento delle esportazioni. Ma il rallentamento della Cina, storicamente il miglior cliente dei Paesi Ue, ha ridimensionato anche questa aspettativa. Draghi ha invocato l’assistenza finanziaria europea attraverso lo Sure (Strumento europeo di sostegno temporaneo), ma non è detto che ci venga concesso altro debito. La moneta unica si è così scoperta debolissima, come d’altronde l’Unione che l’ha eletta a suo simbolo: ogni volta che si parla di sanzioni, l’euro si indebolisce ulteriormente. Tanto da spingere alcuni analisti a parlare di un suo tramonto inevitabile.

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