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“Il rischio è di 133 volte più alto rispetto alla media” Lo studio scientifico che inchioda Speranza e Big Pharma

Pubblicato il 02/03/2022 20:20 - Aggiornato il 03/08/2022 14:07

Uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA) fa luce sui problemi di miocardite segnalati dopo la vaccinazione COVID-19 basata su mRNA, negli Stati Uniti, da dicembre 2020 ad agosto 2021. la ricerca scientifica, pubblicata su JAMA Network, ha dimostrato ampiamente che il rischio di miocardite a seguito della vaccinazione mRNA COVID è circa 133 volte superiore della media. Lo studio è stato condotto da ricercatori del Centro per il Controllo delle Malattie (CDC), operanti in diverse università ed ospedali statunitensi, ed ha esaminato gli effetti della vaccinazione con prodotti fabbricati da Pfizer-BioNTech e Moderna.
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I dati che inchiodano Big Pharma

Gli autori hanno utilizzato i dati rilevati dal sistema di segnalazione VAERS (Vaccine Event Adverse Reporting System) e li hanno sottoposti a controlli incrociati molto accurati. Essendo un sistema di farmacovigilanza passiva, lo studio premette che il numero di incidenti segnalati è probabilmente sottostimato rispetto alla portata molto più grave del fenomeno.
Per leggere in modo più approfondito la ricerca vi rimandiamo al link ufficiale di JAMA.
È importante sottolineare però che l’American Heart Association e l’American College of Cardiology, in via prudenziale, consigliano ai pazienti vaccinati con farmaci mRNA colpiti da miocardite di astenersi dagli sport competitivi per almeno 3/6 mesi, per poi riprendere l’esercizio fisico intenso solo dopo aver effettuato un ECG con risultati normali. Inoltre consigliano di – udite, udite – posticipare a data da destinarsi ulteriori dosi di vaccino a mRNA.
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Conclusioni

In chiusura di studio gli autori osservano che, dopo aver ricevuto vaccini COVID-19 a base di mRNA, il rischio di miocardite è aumentato esponenzialmente in varie fasce di età. Il picco viene raggiunto dopo la seconda dose di vaccinazione nei maschi adolescenti e nei giovani uomini. Gli scienziati concludono suggerendo di prendere in seria considerazione questo rischio, e ben ponderato l’utilizzo massivo dei farmaci anti-covid a mRNA nel contesto del calcolo rischi/benefici.

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