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Il manifesto di Christine Lagarde: un’Europa del Nord sempre più potente (e un’Italia sempre più debole)

Una riunione, la prima nel nuovo ruolo di presidente Bce, servita a Christine Lagarde per annunciare gli obiettivi da raggiungere entro la fine del suo mandato, come da prassi in questi casi. Confermando il mantenimento stabile del tasso di sconto, nell’ottica di continuare a dare stimoli all’economia europea per aiutare la ripresa dei mercati. E presentandosi con quella lungimiranza, vera o decantata che sia, che gli è valso il soprannome di “gufo” presso la stampa.

Il manifesto di Christine Lagarde: un'Europa del Nord sempre più potente

Le vere dichiarazioni d’intenti della Lagarde sono infatti arrivate quando l’attenzione si è spostata sulla gestione della politica monetaria, con attenzione particolare che sarà rivolta alla chiusura delle manovre finanziarie per il 2020 dei vari Paesi. La presidente è infatti andata oltre le canoniche frasi di speranza in un roseo futuro, con allargamento degli Stati membri, e ha auspicato un piano di riforme per ogni Stato dell’Europa, messaggio rivolto soprattutto alle economie più deboli che sono state così invitate a una maggiore attenzione verso le direttive di Bruxelles.

Il manifesto di Christine Lagarde: un'Europa del Nord sempre più potente

Secondo Inside Over, ad esempio, le parole della Lagarde sono la sottolineatura della sua predilezione per le economie forti, Germania e Francia su tutte, in antitesi con quel Mario Draghi che si era invece battuto per soccorrere gli Stati in difficoltà. Nel mirino, di conseguenza, ci sono soprattutto quelle economie che necessitano maggiormente di stimoli esterni alla crescita, non potendo agire in totale autonomia: Grecia, Spagna e Italia. “Con l’Eurotower maggiormente intenzionato a sorreggere le economie del Nord Europa, le decisioni monetarie che ne seguiranno potranno rialzare i tassi, non essendoci la necessità di stimolare gli investimenti. E ancora, potranno optare per una svalutazione della moneta, per incentivare le esportazioni dei colossi manifatturieri”.

Scelte che per gli analisti non sarebbero certo ottimali per i Paesi del Mediterraneo, che a causa della propria bilancia commerciale si vedono principalmente come importatori di beni dall’estero. “Le armi a disposizione di Lagarde non si limitano ai semplici accorgimenti operativi: fondano le loro radici sulla forza della parola. La netta chiusura a tutti coloro che opereranno in controtendenza rispetto alle visioni della governatrice sono un chiaro avviso di come misure cautelative potranno essere prese nei loro confronti”. Il rischio è che i mercati finiscano per sfiduciare i Paesi che sembrano destinati a scontrarsi con Bruxelles, uno scenario che sicuramente non volgerebbe a favore dell’Italia.

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