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Il “grande inganno” dei dati sul Covid: così i bollettini contribuiscono ad alimentare la paura

Pubblicato il 31/01/2022 10:43

Numeri che non tornano, sbagliati, “gonfiati appositamente” secondo qualcuno. Il bollettino giornaliero di morti e contagi legati alla diffusione del Covid in Italia è da settimane nel mirino, considerato ormai inattendibile persino dagli esperti che hanno sempre difeso le scelte del governo. Una questione tutt’altro che secondaria visto che, mese dopo mese, è proprio su quei dati che i governi (il Conte bis prima, Draghi ora) hanno giustificato la scelta di introdurre restrizioni e limitare le libertà dei cittadini. Una confusione generale sulla quale ha provato a fare il punto in queste ore la giornalista Laura Della Pasqua, che alle pagine della Verità ha analizzato le informazioni che ci sono state fornite da giornali e tg.

Secondo Della Pasqua, “il caos nasce innanzitutto dal fatto che i numeri dei contagi non vengano comunicati per classe d’età. La conseguenza è la diffusione di informazioni fuorvianti”. Per esempio, una diffusa circolata di recente: “Rischio terapia intensiva 39 volte maggiore per i non vaccinati”. Tutto vero, secondo la Verità. Peccato che il dato fosse in realtà relativo soltanto alla fascia di popolazione over 80, un particolare che i giornali si sono ben guardati dallo specificare. Una distorsione “che contribuisce a mantenere alto lo stato di allarme e giustificare il protrarsi dell’emergenza”.

La realtà, invece, è un’altra: “Le possibilità di finire in terapia intensiva o addirittura di morire sono molto diverse a seconda dell’età. Per chi ha meno di 40 anni i rischi sono di gran lunga inferiori rispetto a chi ha superato la boa degli 80. Ma siccome bisogna assoggettare l’intera popolazione, ecco che il Super Green pass diventa un obbligo per tutti”. Stesso copione per la vaccinazione dei ragazzi under 18, portata avanti nonostante “l’assenza di dati relativi a questa fascia d’età e l’accertata, bassissima percentuale di effetti gravi del contagio. Mancano anche i dati su possibili reazioni avverse”.

A confermare questo caos creato ad arte per spaventare la popolazione, un altro passaggio: “Fino a qualche settimana fa, i dati sugli under 12 venivano divisi per 3 fasce d’età (meno di 3 anni, 3-5 e 6-11). Questo consentiva di confrontare l’andamento. Così è emerso che poco più del 2% dei casi under 3 ha avuto la necessità di un ricovero, mentre solo lo 0,3% dei casi fra i 3 e i 5 anni e lo 0,2% tra 6 e 11 anni ha richiesto cure ospedaliere. Numeri microscopici. Per le terapie intensive, i numeri sono ancora inferiori”. Come spiegato dall’ordinario di Statistica della Lumsa di Roma Antonello Maruotti, il bollettino è stato però cambiato e non è più possibile fare confronti. Accresendo così ulteriormente incertezza e confusione.

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