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Il gas italiano? Lo estrae la Croazia. La denuncia di Fuori dal Coro: “Ecco come sprechiamo i nostri soldi”

Pubblicato il 21/04/2022 10:31

Giorni concitati, questi, per il governo Draghi, con il premier risultato positivo al Covid e i ministri Luigi Di Maio e Roberto Cingolani volati in fretta e furia in Angola e Congo per continuare nella disperata ricerca di fonti energetiche alternative alla Russia. Operazione ancora una volta sbandierata come fondamentale per il futuro del nostro Paese. E che però, come per i precedenti viaggi in Africa dei nostri rappresentanti, nasconde mille interrogativi: quale contributo possono realmente dare questi Stati alla nostra causa? L’impressione è che si tratti dell’ennesima azione fine a sé stessa, di facciata, tanto per dare ai cittadini l’illusione che si stia facendo qualcosa. Le soluzioni alternative, tra l’altro, non mancherebbero.

Come scoperto dal programma Mediaset Fuori dal Coro, basterebbe guardare sotto la superficie dei nostri mari per trovare metano a chilometro zero e a un costo inferiore rispetto a quello importato. Manca, però, la volontà politica di farlo. L’Italia, invece, per emanciparsi da Mosca ha affidato ad Algeria e Azerbaijan, già nostri fornitori, il compito di farci arrivare quanto più gas possibile attraverso i gasdotti TransMed (che emerge a Mazara del Vallo) e Tap (che termina in Salento). Lo sforzo non sarà sufficiente nemmeno a sostituire la metà delle importazioni dalla Russia. Mentre i viaggi di Di Maio e Cingolani in Angola e Congo non sembrano poter cambiare le carte in tavola.

Angola è al quarantesimo posto tra i Paesi detentori di riserve di gas e non ha tecnologie sul posto per un’estrazione massiccia. Il gas, inoltre, di solito finisce nelle mani delle compagnie asiatiche, pronte a pagare prezzi molto alti. Peggio ancora è la situazione del Congo, che nelle statistiche del 2020 non compare nemmeno tra le nazioni che hanno venduto metano all’estero. Ci si scambieranno strette di mani e sorrisi, insomma, ma l’Italia non potrà certo contare su chissà quale aiuto. Continuando a ignorare, nel frattempo, i giacimenti nei fondali marini proprio a pochi metri da noi.

Eni_Exploration_&_Production

Stime prudenti parlano di 70 miliardi di metri cubi di gas pronti a essere estratti nei nostri mari, ma alcuni economisti si sono spinti fino a ipotizzarne 200 miliardi. Risorse che non possono essere sfruttate a causa dei divieti introdotti negli anni, che hanno portato la produzione annuale italiana a crollare dagli oltre 21 miliardi di metri cubi di inizio 2000 agli attuali 3,3 miliardi. La Croazia, nel frattempo, ha piazziato trivelle offshore e pompa il gas dell’Adriatico, impoverendo così giacimenti che, di fatto, sarebbero nostri.

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