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“Il 99,6% dei pazienti sono guariti”. Lo studio sulle cure precoci certifica le colpe di Speranza

Pubblicato il 07/04/2022 15:57

È stato pubblicato martedì 5 aprile il primo studio sull’efficacia e sicurezza delle terapie precoci contro il Covid-19. La ricerca è stata condotta dal Centro di Ricerca in farmacologia medica dell’Università dell’Insubria (Varese) e da IppocrateOrg, il famoso network internazionale composto da medici, scienziati e professionisti del settore sanitario, pionieri nella cura precoce e domiciliare del Covid-19 in disobbedienza al famigerato “protocollo” di Roberto Speranza, ovvero Tachipirina e vigile attesa.
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Speranza e la sua cricca vengono smentiti

Proprio l’indicazione ministeriale di attendere l’aggravarsi dei sintomi da covid, oppure, nel migliore dei casi, qualche lieve miglioramento a suon di “Tachipirina e la vigile attesa” del paziente, sembra essere stata la causa di decine di migliaia di decessi, sia a causa della comprovata inefficacia di tale terapia, sia per aver impedito ai medici di scegliere terapie alternative considerate più valide, o almeno questo è quanto aveva decretato il Tar del Lazio prima di essere smentito dalla Consiglio di Stato. Ora, però, questi dati mettono nero su bianco una dura verità: se queste cifre sanciscono la bontà delle terapie precoci, è vero anche che confermano gli immani danni causati dal protocollo del ministro della Salute, Roberto Speranza, e dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
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Lo studio

L’approccio terapeutico di IppocrateOrg si è sempre basato sulle cure già dai primissimi sintomi, prevalentemente con farmaci anti infiammatori e antibiotici, seguendo dei protocolli di terapie differenziate a seconda della gravità dei sintomi e dello stadio della malattia. Lo studio scientifico di recentissima pubblicazione si intitola: “Trattamento precoce del Covid19: un’analisi restrospettiva di 392 casi in Italia” ed è consultabile su MedRxiv, la piattaforma di lavori scientifici pre print. Il documento, infatti, deve ancora essere passato al vaglio da scienziati diversi dagli autori, come da prassi abituale. I farmaci utilizzati dai volenterosi medici, previo consulto e precisa indicazione del curante, variano in base alla gravità dei sintomi e comprendono vitamine e integratori, aspirina, antibiotici, cortisonici, idrossiclorochina, eparina, colchicina, ossigenoterapia e ivermectina.
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L’efficacia della terapia precoce

Come riportato su Byoblu, lo studio è stato portato avanti da dieci medici volontari, aderenti alla rete di IppocrateOrg, che hanno fornito in forma anonima i dati su 392 pazienti affetti dal Covid19 nel periodo tra il 1° novembre 2020 e il 31 marzo 2021. Dall’analisi è emerso che, applicando le terapie precoci, 390 pazienti sono guariti (il 99,6% del campione), uno è morto dopo il ricovero ospedaliero e un altro non ha più dato sue notizie al medico che lo seguiva. Mentre in Italia, nello stesso periodo, la letalità del Covid era tra il 3% e il 3,8%, nello studio di IppocrateOrg e dell’Università di Varese è stata dello 0,2%. L’età media dei pazienti studiati è stata di 48 anni e 5 mesi. Il 34,9% di loro aveva pregresse malattie croniche, per lo più cardiovascolari. Il 26% era in sovrappeso, l’11,5% obeso. Il 50% dei pazienti è stato preso in carica dai medici di IppocrateOrg allo stadio 1 della malattia, quello in cui vi sono sintomi influenzali senza complicazioni polmonari. Il 34,4% è stato preso in carico in una fase più avanzata della malattia, cioè negli stadi 2a e 2b in cui si manifestano sintomi e complicanze polmonari. Tra i pazienti seguiti dai medici di IppocrateOrg e osservati nello studio ha avuto bisogno di ricovero ospedaliero solo il 5,8%.
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Dati che certificano le responsabilità del Governo

Dei risultate che, se confermati (come ci si aspetta), avrebbero del clamoroso. Essi infatti certificherebbero il totale fallimento della strategia governativa sulla tutela della salute pubblica e aggraverebbero in modo esponenziale le responsabilità del Ministro Speranza e di Aifa, rei di aver insistito per tutto l’arco dei due anni di pandemia (incaponendosi anche sui ricorsi per le sentenze sfavorevoli) su un “protocollo” che ha portato evidenti costi in termini di vite umane. Vite che si sarebbero, quindi, potute salvare grazie alle cure tempestive. Ma su quelle, si sa, non ruotano gli stessi interessi che gravitano attorno ai vaccini.

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