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“I dati sull’efficacia dei vaccini pieni di errori e incongruenze”: lo studio choc dall’Inghilterra

Pubblicato il 13/12/2021 09:52

Sentiamo ripetere ormai da mesi quanto sia pericoloso non vaccinarsi, con dati sciorinati da politici e virologi a sottolineare una mortalità estremamente più alta tra chi ancora rifiuta l’inoculazione dei farmaci anti-Covid rispetto al resto della popolazione. Ma le cose stanno davvero come ci dicono? Il virus colpisce gravemente soltanto chi ancora non ha ricevuto le due (oggi tre) dosi? In realtà anche su questo tema il mondo della scienza è tutt’altro che concorde. Un recente studio realizzato da otto ricercatori capitanati da Martin Neil e Norman Elliott Fenton della University of London, che potete consultare qui, sembra anzi arrivare a conclusioni ben diverse rispetto a quelle che siamo abituati ad ascoltare sul nostro piccolo schermo.

Lo studio ha preso in esame gli ultimi dati pubblicati dall’Office for National Statistics (Ons) e riferiti al territorio inglese. Numeri che “a un primo sguardo sembrano suggerire come, nei gruppi di età più avanzata, la mortalità per tutte le cause sarebbe inferiore nei vaccinati rispetto ai non vaccinati. Nonostante questa apparente evidenza a sostegno dell’efficacia del vaccino, almeno per i gruppi di età più avanzata, a un esame più attento di questi dati, questa conclusione viene messa in dubbio a causa di una serie di incongruenze e anomalie fondamentali nei dati”. Una lettura sbagliata che, secondo i ricercatori, sarebbe da ricondurre a catagolazioni errate dei morti per Covid, sottovalutazione costante del reale numero di non vaccinati nella popolazione ed errori nel conteggio dei decessi causati dal virus.

Analizzando dati e tabelle sull’andamento della pandemia nel Regno Unito pubblicati sia dall’Ons sia dalla United Kingdom Healt Security Agency (UKHSA), i ricercatori hanno sottolineato quanto importante sia, nel dimostrare l’efficacia dei vaccini e i rischi correlati all’inoculazione, una classificazione adeguata della popolazione contagiata, dei casi di decessi, della percentuale di vaccinati e non. I numeri, a una prima occhiata, evidenziano come nelle fasce d’età over 60, il numero di morti sarebbe molto più alto tra i non vaccinati, mentre sarebbe più alto tra i vaccinati nel macrogruppo 10-59 anni. Analizzando i trend relativi alla pandemia con quelli del periodo precedente, quello che emerge è però un livello di mortalità tra i non vaccinati troppo alto, sovrastimato, non conforme ai dati degli anni precedenti all’esplosione dell’emergenza Covid.

Il gruppo di ricercatori ha così cercato di correggere l’analisi, arrivando alla conclusione che “i dati Ons evidenziamo come i vaccini non riducano genericamente le cause di mortalità” e anzi “sono stati seguiti da picchi verso l’alto di decessi nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione”. Trend che, sostengono gli scienziati inglesi, andrebbero a loro volta approfonditi meglio prima di giungerer a conclusioni affrettate, ma purtroppo i dati ufficiali messi a disposizione dagli enti addetti al monitoraggio non consentono, al momento, questa operazione.

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