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I Benetton vogliono vendere alla Cina un pezzo d’Italia (che neanche gli appartiene)

Pubblicato il 21/04/2022 13:48

Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, attraverso le pagine del Paragone, dell’ennesimo regalo fatto dal governo italiano ai Benetton. Quelli che, per intenderci, andavano cacciati dopo il crollo del Ponte Morandi e ai quali oggi invece lo Stato regala miliardi, sotto forma di ristori Covid, che le altre aziende possono solo sognarsi. E che preparano altre mosse. Nelle scorse ore il titolo Autogrill ha fatto registrare ottimismo in vista di una possibile aggregazione con la svizzera Dufry, operazione dalla quale potrebbe nascere un colosso da oltre 6 miliardi di capitalizzazione.

L’accordo, come riportato da La Verità, potrebbe essere simile a quello stretto tra Essilor e Luxottica, con Dufry che offre azioni ad Autogrill e la holding dei Benetton, Edition, a scambiare la sua quota del 50,1% di Autogrill con una quota di un’entità combinata compresa tra il 20 e il 25%. Il tutto contando però che Dufry conta tra i soci di maggior peso Advent (al 10,11%) e il fondo sovrano del Qatar (al 6,9%) ma ha anche firmato recentemente un accordo di join venture con Alibaba in Cina.

L’intesa ha fatto entrare il colosso di Jack Ma nel capitale della società di Basilea, con una partecipazione al 5,4%. Stando ad alcuni analisti, in caso di accordo verrebbe allargata l’esposizione geografica del gruppo nella Regione dell’Asia Pacifica e del Medio Oriente, dove Dufry potrebbe fungere da facilitatore per ampliare l’ambito geografico di Autogrill. La presenza di cinesi rischia però di farsi molto ingombrante.

Innanzitutto andrebbe chiarito se Alibaba è solo un azionista passivo e se ci sono accordi commerciali con la paytech Alipay. Inoltre, andrebbe valutata la possibilità del governo italiano di esercitare il Golden Power. Il rischio, in ogni caso, è che nell’insicurezza della politica i Benetton finiscano per vendere alla Cina un pezzo d’Italia. Che, tra l’altro, neanche appartiene loro.

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