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Giletti, sotto scorta per le minacce della mafia, attacca il ministro Bonafede

Tutto il contrario di quello che dovrebbe. Sapete chi sta pagando quanto accaduto in merito alla questione delle scarcerazioni mafiose concesse durante il lockdown?

Sicuramente Massimo Giletti. Colui il quale si ritrova, come riferisce il sito antimafiaduemila.com, da un paio di settimane a vivere sotto la scorta dei carabinieri a causa di quanto emerso durante le sue recenti puntate del programma “Non è L’Arena” mandato in onda su La 7.

Puntate che hanno disturbato e fatto esplodere la rabbia delle centinaia di detenuti rispediti in carcere dagli arresti domiciliari che avevano ottenuto. Giletti è stato minacciato e finito nel mirino di Filippo Graviano, intercettato in carcere mentre, riferendosi proprio a Giletti e al giudice Nino Di Matteo, osservava senza fronzoli: “Il ministro fa il suo lavoro e questi… Giletti e Di Matteo rompono la minchia”.

La brillante intuizione di sfruttare l’escamotage del diritto alla salute e la progettazione di un equilibrato iter burocratico affinché non risultasse la volontà di un unico manovratore accomodante, potevano trionfare se non fosse stato per i risvolti che la vicenda ha preso. Così Giletti tanto scavò, tanto disse, tanto indagò, giornalisticamente parlando, da prendersi il titolo di figura scomoda e da meritare infine il premio di finire sotto scorta. 

E mentre Bonafede, tra una passeggiata e l’altra sulla sabbia delle spiagge di Positano, prende fiato dalle fatiche degli ultimi periodi, Giletti attacca dicendo: “Dal ministro della Giustizia ancora mi aspetto una presa di distanze da quelle parole di Filippo Graviano, intercettate dal Gom. Mentre a me e al magistrato Nino Di Matteo dava dei rompiscatole, lo lodava dicendo: ‘Fa il suo lavoro’. E siccome non parliamo di un criminale qualsiasi, ma dello stratega politico della mafia, le sue parole hanno un peso ben preciso. Quindi non basta fare telefonate private di circostanza. Bisogna prendere una posizione pubblica. Ancora la aspetto. E però…»

Giletti non si ferma a questo, lancia una bomba. Il fatto che la scorta sia arrivata “non dopo le parole del boss, ma dopo la loro pubblicazione “è un altro tassello misterioso”: “Non posso pensare che le istituzioni non sappiano quello che avviene se non lo leggono su un libro o su un giornale. C’è qualcuno che ha tenuto tutto nel cassetto. Se avrà voglia, un giorno me lo spiegherà”.

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