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“Gas, ecco perché il razionamento sarà inevitabile”. L’economista italiano asfalta Draghi & Co.

Pubblicato il 19/04/2022 11:31

Se ne continua a parlare da giorni, con l’Europa che dopo tanti tentennamenti ha annunciato di volersi “sganciare dalla dipendenza energetica russa”. Senza sapere, però, di preciso come. E con il rischio che alla fine siano i cittadini, soprattutto quelli italiani, a pagare un conto salatissimo per l’assenza di una vera e propria strategia da parte dell’Ue. Vladimir Putin, in queste ore, lo ha chiarito in maniera neta: “Per l’Europa non è al momento possibile sostituire il nostro gas”. Un processo che potrebbe essere possibili in tempi lunghi, non nel breve periodo. E per il quale il nostro Paese rischia di pagare un prezzo altissimo.

Soltanto nello scorso anno, l’Italia ha importato 29,1 miliardi di metri cubi di metano da Mosca, il 40% di tutto quello comprato dall’estero. Impossibile immaginare che il nostro Paese possa fare a meno di queste risorse nel giro di pochi mesi, sostituendole con quelle provenienti da altri Stati. E ancora peggio potrebbe andare in caso l’Ue confermasse la volontà di un embargo sul petrolio russo: stando agli ultimi dati Eurostat, “il 26% circa del petrolio importato dall’Unione europea arriva dalla Russia”. A pagare dazio, come spesso accade a seguito delle decisioni di Bruxelles, alla fine potremmo essere proprio noi.

Secondo l’economista Benedettini, intervistato dall’Huffington Post, un’interruzione anche soltanto parziale nelle forniture di gas comporterebbe conseguenze pesantissime per l’Italia. Bollette più alte per le famiglie e per le imprese, dopo mesi e mesi di pandemia che hanno già messo in ginocchio tante realtà, da Nord a Sud. Attività che potrebbero proseguire a singhiozzo. E, di conseguenza, “posti di lavoro a rischio, oltre a un calo nel potere d’acquisto delle famiglie”. Una visione non proprio in linea con le rassicuranti letture di Mario Draghi. E che comporterebbe inevitabilmente “il razionamento” delle risorse. Ci aspetterebbero, insomma, mesi decisamente duri.

Un allarme che fa il paio con quello lanciato dalle pagine di Repubblica dall’analista del settore energia Gianni Bessi, che ha preso in considerazione l’ipotesi di uno stop anche all’importazione di petrolio: “L’aspettativa immediata è che si assottigli la capacità produttiva inutilizzata, che nella pratica rappresenta le risorse immediatamente disponibili in caso di interruzioni delle forniture. Questo potrebbe comportare difficoltà nel reperire una materia molto flessibile, che non viene utilizzata soltanto nei trasporti, con un annesso possibile aumento dei prezzi”.

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